Randonnée Carlo Galetti 2014 (400 km Corsico)

Questa è stata la mia prima Randonnée da 400 km, la prima volta che ho vissuto la notte, ho un ricordo bellissimo, è stato un battesimo che mi porterò dietro per tutta la vita.

Questo è il racconto che io e Daniele abbiamo fatto a due voci, le cose vanno viste sempre da più punti di vista per capire come sono andate realmente.

km 0 sabato 10 maggio 2014

MATTEO: Dopo un pomeriggio passato in piscina al corso di nuoto di mia figlia con mia moglie, arrivo di corsa a casa, carico la bici in macchina e saluto velocemente. Sono agitatissimo, sono le 17 e la partenza è alle 18, arriverò al pelo.

Non mi sento in forma, mi sento affaticato, ho le gambe pesanti, sono agitato,  in tangenziale mentre guido faccio una telefonata all’amico Andrea, un vero randonneur che nella sua carriera vanta imprese davvero eroiche, mi tranquillizza e mi carica davvero parecchio, grazie!

ore 17.40 sono nel parcheggio del cimitero di Corsico, Daniele, il mio collega ciclista, con pochi km nelle gambe, quest’anno ha promesso di accompagnarmi per i primi km e forse anche per la notte, mi chiama sul cellulare: “ma dove sei?!?!”
Mentre monto la bici inizio a mangiare, panino taralli, cerco di mangiare più che posso, mi serviranno quelle calorie nelle prossime ore.

Ore 17.56 entro nel cancello della scuola dove è posta la partenza, 134 ciclisti sono in rigorosa attesa, io mi imbarazzo, vedo fortunatamente Daniele di lato che mi urla “Vai a firmare!” Firmo e chiedo “fra quanto si parte? dov’è il bagno?” mancano 4 minuti!!!

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Salto in sella e subito mi cade l’occhio sui primi ciclisti in griglia: bici in carbonio, ruote con profilo alto, microborse, poco abbigliamento, ops, ma sono nel posto giusto?

Essendo arrivati per ultimi ci accodiamo in fondo, e finalmente tutto cambia, in conda c’è un’atmosfera diversa, età media 60 anni, tanto titanio, borse capienti,  si ride e scherza, vedo l’ingegnere, ok ora è tutto sotto controllo!

Ore 18.00 si parte!
L’unica richiesta che ho fatto a Daniele è quella di stringere i denti e fare i primi  70 km in gruppo in modo tale da fare più km possibili prima del buio in maniera più spedita.

In bocca al lupo!

DANIELE: Non so se è vero che sia andato in piscina o che avesse questi dolori muscolari (secondo me psicosomatici) ma l’unica certezza è che era davvero agitato. Un bambino il giorno di Natale, agitato e nervoso!

Il giorno prima ci siamo detti: ci troviamo un po’ prima, mangiamo qualcosa insieme e poi partiamo! ma in realtà IO sono arrivato prima e non ho mangiato per aspettare lui che appena mi ha visto, dice “io ho mangiato un sacco…” lo avrei ucciso! Tiro fuori i miei panini con la nutella (dovevano essere la mia cena) e li mangio con avidità, avevo una fame tremenda. E’ vero, eravamo ultimi e intorno a noi l’età media era elevata, ma le loro espressioni lasciavano  intendere ben altro, eravamo in presenza di ciclisti con grande esperienza (un attimo prima Giuliana, la mia ragazza, mi aveva minacciato: “ se non la porti a termine sei uno sfigato, qui sono tutti vecchi e con la panza”, ma non aveva capito la loro forza nelle gambe).

Io cerco di instaurare un dialogo con Matteo, parlando del più e del meno, ma lui è in un mondo tutto suo, ad ogni mia domanda seguiva il silenzio oppure affermazioni tipo: “eh eh eh…” non riusciva a formulare frasi di senso compiuto, l’unica cosa che riusciva a dirmi erano minacce: “ non dobbiamo staccarci…almeno i primo 70 km… se li perdiamo sarà dura portarla a termine….”  VIOLENZA PSICOLOGICA!

Partiamo! Come promesso cerco di restare in gruppo, ma Matteo è molto più in forma di me e le sue gambe vanno leggere! Rimango sempre un po’ più dietro e lui si volta spesso per vedere come sto, io gli faccio sempre un cenno per tranquillizarlo, ma in realtà sto già soffrendo dopo solo 30 km, vorrei mollare, ma che figura farei? La mia errata alimentazione ha influito sui primi km ma grazie ad una barretta e ad un gel mi riprendo. Recupero Matteo facendo finta di niente (ma ho paura di non portare a termine neanche i primi 200 km) e come al solito lui ha sempre parole dolci per me: “ Non devi rimanere dietro…non puoi essere sempre l’ultimo”

km 60

MATTEO: Siamo nell’ultimo gruppetto partito, una trentina e siamo assieme ai ciclisti corsichesi, organizzatori dell’evento. Ormai sono passate due ore, si viaggia a 30/35 di media, ogni rotatoria,  incrocio o saliscendi è uno scatto per non sgranare il gruppo.

Mi giro spesso per cercare con lo sguardo Daniele e capire se riesce a reggere il ritmo, nei rilanci spesso sfila in fondo al gruppo e ho paura che si stacchi e non voglio lasciarlo solo, è un osso duro però, regge davvero!
Un passaggio a livello chiuso arriva come la manna dal cielo!
Sono quei 2 minuti fermi che ti cambiano la vita, pipì manicotti barretta e si riparte belli freschi e ancora in gruppo!

DANIELE: I primi km sono volati, nonostante il mio problema iniziale! Durante i primi 60 km Matteo mi ha continuamente detto “mangia…mangia…devi mangiare…hai bevuto?…stai bevendo?….quanto hai mangiato?” sono in giro con mio padre! Cerco di tirare fuori dalla tasca posteriore della maglietta una barretta e spostarla nella borsa che avevo davanti. Matteo si  rende conto che la mia maglietta ha solo una tasca e per di più  con la cerniera “non puoi usare questa maglietta… devi mettere quella con tre tasche… questa è scomoda…” ma non capisce che è piena di cibo, importantissimo per me.

Comunque la mia barretta la passo a Matteo che gentilmente  me la custodisce. Le mie gambe però non si sono sciolte del tutto e avrei voluto fermarmi per riposare un po’, il passaggio a livello è stato la svolta al mio giro! ho fatto tutto di fretta anche perchè ho quella suocera di Matteo che mi dice: “sbrigati…sbrigati…non possiamo perdere il gruppo”…ora immaginate di fare pipì con uno che in continuazione ti parla e ti guarda con occhi minacciosi, impossibile!

Km 80

MATTEO: Il Km 70 è passato, faccio i complimenti a Daniele per la riuscita del suo obiettivo.

Decide di continuare e mi fa molto piacere, la sua compagnia sarà utile nella notte.

Sono quasi le 21, siamo nella lomellina, il sole sta tramontando riflesso nelle risaie, le luci delle biciclette iniziano ad accendersi e nel gruppo cala un silenzio emozionante: ci accompagna solo il fruscio delle ruote, siamo pronti per la notte!

DANIELE: E’ tutto vero! Ora fa il figo facendo finta di conoscere cosa sia la lomellina, ma in realtà io più volte gli ho chiesto cosa fosse: se un fiume, una zona, una città, speravo in lui visto che è lombardo. Le sue risposte sono tutte vaghe o cambiava discorso facendomi notare la bellezza dei paesaggi,

km 96

MATTEO: Verso le 21.30,  con i primi 100 km di pianura nelle gambe, decidiamo di staccarci dal gruppo e fare la prima vera sosta.

Siamo a S.Giuliano Nuovo, sembra un paese fantasma, gli altri ciclisti sfilano per il paese come lucciole, ci fermiamo in un bar aperto, sosta veloce: bagno, caffè, twix, borraccia e si riparte. 

Usciamo dal paese e siamo al buio, nel nulla, abbiamo il primo contatto con la notte: ora inizia la vera randonnèe!

La situazione è questa: siamo al buio, non sappiamo dove siamo, non sappiamo quando arriveranno le prime salite, teniamo spenta la retroilluminazione dei Garmin per risparmiare batterie, si naviga a vista.

DANIELE: Non poteva usare parole migliori per descrivere le sensazioni che abbiamo provato in quel momento, ma certamente si è scordato di raccontare bene cosa sia avvenuto davvero nel bar!

Dopo 100 km di pianura ho bisogno di scendere dalla sella (il dolore alle chiappe me lo impone).

Fortunatamente in questo paese disperso nel nulla troviamo aperto un bar. Scendo subito dalla bici in cerca di qualcosa da mangiare e da bere. Matteo mi dice “Io vado in bagno”, io nel frattempo inizio a bere una coca cola e mangiare con calma un twix, rigenerando mente e fisico. Ecco rispuntare Matteo con il suo solito sguardo intimidatorio!

Occhi sgranati e mi dice “Dai sbrigati che dobbiamo andare…”, ma siamo lì da solo 2 minuti, io gli dico  “si un attimo fammi solo finire il twix” e lui “muoviti”. Ok mi sbrigo!

Mi sussurra nell’orecchio con fare da gradasso e furbo:  “io ho riempito la borraccia in bagno” (con anche un sorriso soddisfatto). Dentro di me ho pensato “questo è tutto scemo, l’abbiamo riempita tutti qui tranquillamente al rubinetto del bar”.

Prendo tutte le mie cose: portafoglio, coca cola, twix, e rimonto in sella con una mano occupata dal twix ed una dalla coca cola! Per la disperazione metto in bocca tutto il twix e con l’altra mano impugno  la coca, ma una buca mi fa saltare il tappo, è la fine!

Le incessanti buche fanno trasbordare fuori coca cola ovunque (bici,mani,manubrio), sono ricoperto di coca, il tutto accompagnato dalla solita voce “Dai muoviti…pedala…non possiamo andare così piano” io non avevo la forza di rispondere, anche perchè in bocca avevo ancora il twix!

km 130

MATTEO: sappiamo solo una cosa, il primo controllo è al km 139 dopo due salite, ma dove sono?

Il bello delle rando è questo, ti capita di pedalare e chiacchierare con tantissimi ciclisti apparentemente sconosciuti ma uniti dalla stessa passione, anche solo un sorpasso può durare parecchi km, una bella chiacchierata, un incoraggiamento e via!

Abbiamo appena fatto gli ultimi 10 km con Sergio ed il suo amico, al buio non vedevo nemmeno i loro volti, si chiacchiera del più e del meno. Non chiedo l’età (che scopro in seguito, 62 anni) ma hanno una buona gamba e mi sembrano belli rodati, me ne accorgo anche dal gilet catarifrangente con la scritta PARIS BREST PARIS, questi sono tosti!

Sono di Genova e ci avvisano che fra poco ci sarà la salita a Rocca Grimalda, corta (2 km) e cattiva (con punte del 14%), alè!

Appena inizia la salita Daniele scatta, e io penso “ma questo è pazzo” ma non mi permetto di dirgli niente, ho timore della sua permalosità. Il crollo infatti arriva a breve e già alla fine della prima salita lo sto già aspettando.

DANIELE: Matteo è in formissima ma io riesco a stargli dietro senza problemi! Arriva la prima salita, pendenza del 6%, scatto, ora lascio tutti dietro, sono troppo in forma! L’umiliazione arriva presto, la pendenza sale al 14% ed io non riesco più a pedalare, ritorno alla realtà. Matteo mi stacca, sfrecciando come una scheggia! Arranco sui pedali e lui per tranquillizzarmi inizia a dirmi “ci siamo quasi…non mollare…guarda è lì che dobbiamo arrivare”, peccato che il punto da lui indicato non è corretto, ma va bene, vado avanti tanto poi ci sarà il ristoro!

arranco…sudo…impreco…2 km infiniti…ma ce l’ho fatta!

km 139

MATTEO: Arriviamo a mezzanotte al primo controllo a Carpeneto.

Le prime due salite non ci hanno fatto nè caldo nè freddo, anzi, la seconda nemmeno sentita.

2 panini, banana, 2 barrette, voglio ripartire subito, la strada è ancora tanta! ma mi sembra giusto rispettare i tempi di Daniele che vuole riposarsi qualche minuto in più e si toglie pure le scarpe, ma perchè?

Si risponde a qualche messaggio sul telefono fra i quali uno di Martina simpatico: “sono a letto, come promesso vi penserò da sotto le coperte” risposta secca “non ti invidiamo per niente!” non immaginavo minimamente che mezz’ora dopo avremmo già cambiato idea.

Chiedo ad un organizzatore come sono i prossimi km, lui mi risponde “copritevi, discesa di 10 km e poi Turchino!”.

Si sbagliava, la seconda salita doveva ancora iniziare mentre noi pensavamo di averla già fatta.

DANIELE: Io di fresco non avevo proprio niente, ma il ristoro mi rigenera!

Inizio a mangiare qualcosa ma non ci sarà mai pace, Matteo è un ansioso cronico, mi da solo la possibilità di sedermi un attimo, di farmi mangiare 2 panini dal contenuto imprecisato (banana?) e poi di nuovo con la solita tiritera “muoviti dai che ripartiamo”

Ok ha ragione non si può perdere tanto tempo ma neanche così, mamma mia!

Comunque mi fa cambiare e mangiare contemporaneamente. Penso “ma che palle! ora rimango qui e lo mando a cagare”, ma alla fine mi rendo conto che fa bene, è giusto così!

Ho un vuoto sui 10 km di salita, il nulla! ma se lui dice che l’abbiamo fatta è vero (anche se mi viene il dubbio che sia come la storia delle piscina)

km 150

MATTEO: abbiamo scavallato la seconda salita senza problemi.

Ora inizia il Passo del Turchino, una salita sulla carta semplice, ma che incute sempre sorprese nei racconti leggendari “attenti, c’è sempre brutto tempo!”

Impossibile, le previsioni parlano chiaro: bel tempo! e poi io aspetto il pisolino sulla spiaggia cullato dalle onde del mare!

Giusto il tempo di dire “a quella rotonda inizia la salita” che, siamo fermi, il vento contrario ci tiene fermi!  

Per la prima volta vedo Daniele preoccupato per il vento, ma tanto lui a Genova si fermerà.

A metà salita sento pure delle gocce, Daniele mi dice “guarda che piove”, la mia risposta secca “impossibile, c’è il vento, porta le gocce dal mare” non erano gocce del mare, era la maledizione del Turchino!!!

km 190

MATTEO: Ore 3.45 Il Passo del Turchino è conquistato!

Bagnati fradici, nessun punto per ripararci, infreddoliti,  tanto vento, siamo nella galleria prima della discesa.
Non abbiamo più nulla da metterci perchè abbiamo già tutto addosso, ho solo un sacchettino di plastica usato per proteggere il cellulare e decido di metterlo fra casco e cappellino,  ora mi sento protetto dalla pioggia e quasi asciutto!!!!
Contrariamente a Daniele sono pimpante, ho pure il cellulare in mano e mi diverto a fare i selfie, ma Daniele mi riprende subito ”muoviti, pensiamo a scendere ora!”, mamma mia quanta fretta…

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In discesa la pioggia è talmente forte che non si vede nulla! sono costretto a spegnere la luce frontale del casco che mi da solo fastidio. Si scende a passo d’uomo e meno male che c’è Daniele davanti. Lui disegna le curve e io lo seguo.

DANIELE: Se ripenso al turchino ricordo solo freddo, pioggia e nebbia!

Rimbombano nella mia mente le parole di Gloria (una mia collega)  “sul turchino di notte? ma siete pazzi! lì c’è sempre freddo e piove, però si dice che se piove sul turchino a Genova ci sarà bel tempo”.

Io, sinceramente, non le ho dato tanto credito, stupido!

La forza del vento contrario è incredibile. Ad inizio salita, con il vento sferzante,  Matteo mi dice “stammi dietro che ti proteggo io”non è servito a niente, il vento era impietoso!

Stringiamo i denti e i primi 10 km, tra varie difficoltà, passano veloci, dai ne mancano altri 10!

Inizia a piovigginare e Matteo dice forse una delle sue frasi migliori “Questa è l’acqua del mare”

Perchè dire acqua del mare? Quale mare, visto che eravamo ben lontani, bho?!

“L’acqua del mare” è sempre più intensa. Comunque con molte difficoltà facciamo gli ultimi km, gli ultimi due tremendi per pendenze e freddo.

Intravediamo la galleria, si scollina, ma è qui che Matteo tira fuori il colpo di genio, il “selfie” (da sempre conosciuto come autoscatto)!

Arriviamo in cima con scarpe e calze bagnate; cappellino bagnato; maglietta, giacca a vento, manicottti e gambali bagnati; pantaloncini bagnati (fortunatamente non ho le mutande, ma ho il fondello pieno d’acqua) una tragedia!

Tiro fuori dalla mia borsa l’ultima maglietta asciutta, la indosso subito, ma in tutto questo Matteo cosa sta facendo? Quel cretino continua a fare foto in giro! allora gli dico “Matteo sbrighiamoci, ho freddo” e lui “ si un attimo” ed io di nuovo, saltellando sul posto per riscaldarmi “Matteo andiamo?” e lui “si dai vieni facciamoci un’altra foto”. A quel punto sono salito in sella e sono partito. Durante la discesa mi sono fatto alcune domande “ma perchè lui può fermarsi e perdere del tempo, senza che nessuno gli rompa le palle,  se lo faccio io mi devo sentire dire “andiamo…muoviti…riparti…mamma come sei lento!”. Non sono riuscito a trovare una risposta!

km 206

MATTEO: Ore 4.30 siamo a Genova, completamente bagnati e infreddoliti. Daniele in crisi, ha fame e mi dice che si sente la febbre. Inizio a chiedermi se ho fatto bene ad insistere così tanto e mi sento un pochino in colpa per lui.

E’ ancora troppo presto però: panettieri aperti nessuno, bar aperti idem, prendiamo tramezzini a distributori automatici e con un sacchetto di taralli in tasca, andiamo in stazione a mangiare e a riflettere.

Dopo questa sosta decidiamo di ripartire, miracolosamente ha smesso di piovere e dopo pochi metri troviamo una panetteria aperta…..AAAAAALT!!! due focacce e coca cola e ripartiamo tra gli sbeffeggi dei ragazzi semiubriachi ancora in giro dalla nottata che ci prendono in giro.

Questa sosta ci è costata un’ora, ma ci voleva, è servita a Daniele che ha recuperato energie non so da dove e che invece di salutarmi decide di continuare fino al secondo controllo, eroico! ora siamo pronti per la quarta salita, la più dura del giro, il Passo della Bocchetta, salita di 9.5 km con pendenza media del 7.5%

km 230

MATTEO: Dopo cinque minuti dalla ripartenza da Genova inizia di nuovo a piovere, ma le prime luci del giorno ci motivano parecchio.

Sulla salita la fatica si sente e capisco che Daniele ha bisogno di soffrire da solo, ognuno con il suo passo, ci vediamo in cima.

Sarà stata la pioggia, il vento o la nebbia che non mi fa vedere nulla, ma le gambe girano bene e in un attimo sono in cima, Bocchetta conquistata!

Soffia un vento fortissimo, vedo un casolare e mi fiondo dentro in attesa di Daniele, appoggio la bicicletta fuori per farmi vedere e  lo aspetto.

La visibilità è di pochi metri, speriamo mi veda!

Eroicamente dopo una ventina di minuti lo vedo spuntare dalla nebbia come un miraggio, è un uomo distrutto, lo invito a ripararsi anche lui nel casolare, e dopo una piccola pausa ci prepariamo per la lunga discesa, meglio andare via il più presto possibile, e poi il secondo controllo è vicino!

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DANIELE: A dire la verità non so come io sia riuscito a fare la discesa, però vi posso assicurare che è stata l’unica volta in cui Matteo mi è stato dietro (ero molto soddisfatto).

Ho dei tremendi vuoti, ricordo solo il freddo, fin dentro le ossa, tremo  tanto! Ho fame, tanta fame!

In tutto questo nella mi testa riecheggiavano le parole delle mia collega “se sul turchino è brutto, a genova sarà bello”col cavolo, pioggia anche a Genova, l’avrei mandata a cagare!

Genova, che brutti ricordi, freddo, pioggia, ma soprattutto fame!

Si la fame è tremenda, i crampi mi impedivano di andare avanti! Io imploravo Matteo di trovare qualunque posto dove poter mangiare non avevo le forze! Intravediamo un ragazzo fermo alla fermata dell’autobus e dico “dai Matteo chiedi se c’è un posto aperto per mangiare”.  Matteo si avvicina e chiede “ciao scusa per caso c’è un posto aperto per mangiare? stiamo morendo di fame!”quel ragazzo ci guarda con occhi gentili e dice “ ah poveri io non poter aiutare voi. Anche io non mangiare da 2 giorni, mi dispiace, io vivere per strada e non mangiare”

Siamo riusciti a chiedere informazioni ad un barbone, ma come abbiamo fatto?

Il sogno di Matteo di dormire in spiaggia era ormai infranto e la sua stanchezza (o cataratta) gli impediva anche di vedere il mare “Matteo guarda il mare” “dove…dove..dove?” rivolgendo lo sguardo al lato opposto (direzione appennino).

Prendiamo 2 tramezzini da una distributore e ci rifugiamo in stazione, siamo stanchi ed affamati, ma soprattutto bagnati ed infreddoliti!

Mentre mangiamo, fissando i binari, Matteo dice “allora che fai prendi il treno?”  io sentivo di poter continuare non rispondo! Lui insiste “dai se lasci tu, lascio anche io, non eravamo pronti per  queste condizioni climatiche”

Non so se diceva queste cose per farmi mollare o testare la mia condizione psicologica, ma le sue parole hanno risvegliato in me “la fame” di portare a termine la randonnèe!

Forse la svolta è stata il sacchetto di taralli! Matteo, per ben 200 km, ha custodito gelosamente in una tasca della sua maglietta un sacchetto di taralli. Siamo seduti uno di fianco all’altro separati solo da quel piccolo sacchetto! Matteo continua a martellarmi con domande sulle mie condizioni fisiche/psicologiche! non rispondo!

Sicuramente lui avrà pensato “non parla…sarà stanco morto e mollerà”, ma quando si è voltato a prendere un tarallo ha trovato il sacchetto vuoto, il mio silenzio era dovuto alla bocca piena!

Credo di aver mangiato una decina di taralli lasciandone per lui solo 2…

A quel punto dopo aver mangiato 3 tramezzini e un sacchetto di taralli sono pronto per ripartire ed ho detto a Matteo “andiamo che ora la portiamo a termine” anche se avevo ancora fame!

Ci rimettiamo in sella ancora sotto una velata pioggia (o “acqua di mare”)  e ci dirigiamo  verso la il passo della Bocchetta. Fermi tutti, la vista da falco di Matteo è riuscita ad individuare una panetteria, grande! (voi vi starete chiedendo: come ha fatto a vederla l’uomo con la cataratta? Semplice: come nelle persone non vedenti si acuiscono nuovi sensi, in lui si è sviluppato l’olfatto, si muove solo grazie agli odori!).

La panetteria ci ha salvati, o meglio ha salvato me! Matteo rimane fuori a controllare le bici e quindi entro io “due pezzi di focaccia”, ma da fuori si sente urlare “quattroooooooooo”! E’ Matteo con occhi spiritati!

Non solo urla ma fa anche cenni con le mani per essere certo di farsi capire!

Porto fuori tutto e iniziamo a mangiare! Io divoro la prima così anche Matteo, che però mi  dice “no io l’altra me la porto dietro…la mangio dopo”! Io “no la mangio ora!” Addento il secondo pezzo con lo sguardo immerso tra i colori dell’alba! Stranamente non mi sento dire “andiamo…dai..dai.dai”,mi volto e vedo quel pozzo senza fondo di Matteo che si sta sbranando l’altro pezzo. Allora gli dico “ma scusa non lo dovevi portare con te?”…e lui “eeeeeeeh ho fame…che faccio non mangio?”. Ma come al solito, dopo aver ingoiato l’ultimo boccone, Matteo ricomincia “dai…muoviti…andiamo….sbrigati…dai…dai, abbiamo perso un’ora qui eh?!”  CHE PALLE!

Ci rimettiamo in sella (logicamente sempre sotto l’acqua) e ripartiamo!

Non vi dico quante volte mi ha chiesto “ma ce la fai?, guarda che è dura la bocchetta! se non te la senti puoi anche fermarti!”che pesantezza!

Arriviamo in prossimità della bocchetta, lui ha scritto che  la pendenza media è del 7%, si la media! La realtà è ben diversa, lunghi tratti al 14…13…11…10%! Inizia la salita, Matteo è in forma e mi stacca subito (DOPATO).

CI fermiamo per togliere la giacca ed inizia a dire ”guarda che siamo al limite per il secondo controllo, qui si deve pedalare” (ma io dico perchè tutta questa ansia,  sono le 6 e il controllo chiuderà alle 10. La salita anche se dura è di solo 9 km). Ripartiamo, lui mi stacca di nuovo, poi si ferma e mi dice “no così non ce la facciamo, siamo proprio al limite”ed inizia a farneticare qualcosa sul’orario d’arrivo, ma forse non ha capito che non lo sto ascoltando! Le sue parole si disperdono nell’aria!

A quel punto, resomi  conto che era in preda ad una crisi di panico, gli ho detto ”vai e lasciami qui, se vuoi mi aspetti in cima o al ristoro, ora lasciami stare, io con il mio ritmo e tu con il tuo”

E’ stata l’ultima volta che l’ho visto, mi ha abbandonato e chissà se lo rivedrò più!

Ora sono sono solo,  io contro ben 6 km  di salita Io e la mia forza di volontà, ma almeno senza quel rompi palle!

Inizio a pedalare, che stanchezza, che difficoltà, per un attimo ho pensato di avere la ruota sgonfia o i freni bloccati!

Pedalo, impreco, impreco, pedalo ”ma chi me l’ha fatta fare”con lo sguardo cerco Matteo! sarà già arrivato a Milano, penso! Impreco, pedalo, cala la nebbia. Più si sale e più diventa fitta, a tal punto da nascondere  le salite che si presentano davanti a me come dei muri Dove è Matteo, aiutooooooo!

Inizio a contare i Km mancanti, manca poco, solo 3…

Continuo a pedalare, il sudore ormai ha preso pieno possesso del mio corpo, le focacce sono ormai andate. Sto per morire!

Dio non mi abbandonare! “Dai manca solo 1 km” mi ripeto! Inizio ad intravedere la vetta, ci siamo, nella nebbia intravedo un bici ferma, è quella di Matteo (sapevo che mi avrebbe aspettato, .noi siamo una squadra).

Finalmente ci siamo, rallento (non che stessi andando veloce)! Vedo Matteo,mi guarda ridendo! Stacco le tacchette dai pedali, vorrei solo sedermi e rilassarmi! Matteo si avvicina! Io penso “sarà fiero di me, non ho mollato” E’ ormai a pochi passi da me, mi guarda (io “dai ora mi dirà: bravo campione” o qualcosa di simile”). Mi poggia una mano sulla spalla (“dai che arrivano primi, complimenti”) e  mi dice: ”DAI MUOVITI…CAMBIATI CHE DOBBIAMO ANDARE…SIAMO AL LIMITE” ma VAFFANCULOOOOOOOOOOOOOOOO!

“ok riposerò in discesa…”

km 250

MATTEO: Lungo la discesa spunta magicamente il sole, nonostante non abbiamo dormito sento l’alba di una nuova giornata e con essa ritrovo dell’energia misteriosa.

In un attimo siamo al secondo controllo di Gavi, sono le 8.30 del mattino: timbro, due panini, banana e ancora con i vestiti umidi addosso vorrei ripartire subito, ma, dov’è Daniele?

Il controllo è posto in un centro sportivo, entro nello spogliatoio e lo vedo sbragato su un tavolo, senza scarpe, senza calze e attaccato a un Phon. Cerco di capire cosa vuole fare, ma le mie domande lo innervosiscono,  meglio lasciarlo riposare, se lo merita.

Io non voglio togliermi nessun vestito, vorrei ripartire ma non posso, allora mi sdraio su una panchina e faccio 4 conti, è ora di cercare la S.Messa!

Ripartiamo per le 9.00, non posso più fare domande a Daniele ma mi sembra di capire che voglia continuare, in fondo manca solo solo una salita, poi sarebbe solo discesa e pianura fino a Milano.

Dopo pochi km decidiamo di staccarci di nuovo, vado in fuga in cerca della S.Messa, ci diamo appuntamento al terzo controllo al km 320.

DANIELE: In discesa mi riprendo! Riacquisto lucidità ed ho un vago ricordo su alcuni complimenti (o forse erano sono delle allucinazioni) fatti da  Matteo per aver “scalato” la Bocchetta.

il mio malessere generale però continua, ho ancora i piedi completamenti immersi nell’acqua delle calze e delle scarpe.

Ho bisogno di togliermi tutto ed asciugarmi, spero di trovare un phon nel secondo ristoro.

Ecco il ristoro, non posso credere di essere ancora vivo!

Scendo dalla bici e mi rendo conto che la tacchetta di una scarpa è completamente svitata…ho perso una vite! La Bocchetta ha mietuto una vittima. Non ho fame, a differenza di Matteo che si avventa sul cibo,  iniziando a  mangiare! Il mio pensiero è : Asciugarmi!

Trovo un phon nello spogliatoio! Mi spoglio ed inizio ad asciugare tutto: scarpe, calze, maglietta, giacca, tutto!

Finalmente riposo. Ma ecco entrare un’ombra malefica  con qualcosa di indecifrato (ciambella,panino,banana…un tritarifiuti) e mi dice (sputacchiando pezzi di cibo ovunque): “Andiam….MA COSA STAI FACENDOOOOO…non è possibile che perdi sempre tempo…muoviti! Allora (continuando a sputacchiare) diamoci un orario: tra 15 minuti si riparte!” (prima mi dice “scegliamo quando ripartire” e poi decide lui…?).

Io non ho le forze per rispondere e gli dico “stenditi! Dormi un po’… tra un quarto d’ora sarò pronto”. Lui si stende sulla panchina e anche se non lo ammetterà mai, si addormenta.

Poi si alza e dice “tra 5 minuti fuori che andiamo”!

Vorrei morire!

Mi cambio, rimetto le cose umide, addento un piccolo pezzo di ciambella ed esco.

Matteo chiede al ragazzo che gestisce il ristoro: “come siamo messi? ce la facciamo ad arrivare al secondo ristoro?” Lui ”siete un po’ al limite ora dovete pedalare”…io “ma ce ne sono altri dopo di noi?” lui “eeeeh ne mancano 5!” (Dai non siamo gli ultimi)

Matteo è già in sella! Raccolgo le ultime forze e partiamo!

Dopo qualche metro Matteo mi chiede “ti hanno dato la carica le parole del ragazzo?”…io “non le ho neanche ascoltate”, anche perchè erano le 9 e l’altro ristoro chiudeva alle 15! C’era un sacco di tempo, ero tranquillo!

(Nei giorni successivi Matteo mi ha confessato che si era messo d’accordo con il ragazzo del ristoro facendogli dire quelle cose, in maniera tale da mettermi pressioni che sfigato oltre che pessimo! Oltretutto il suo “piano malefico” non ha sortito alcun effetto)

Durante i km seguenti Matteo, come un segugio, si orienta al suono delle campane.

Inizia la salita, non tanto dura, ma sempre impegnativa con tutti quei km nelle gambe! Matteo mi dice “io vado avanti cerco una chiesa!” e mi lascia solo a metà salita. Ce la posso fare anche senza di lui!

Continuo a pedalare, trovando molto duri gli ultimi metri…scollino! Discese finiteeeeeeeeeeeeeeee!

km 292

MATTEO: In solitaria tengo sempre l’orecchio attento al suono delle campane ma in ogni paese non riesco a trovare l’orario giusto che combacia con il mio passaggio.

Passo il valico del Cerreto, ultima e quinta salita, chiedo indicazioni a passanti ma sono sempre molto vaghe.

A un certo punto sono a Viguzzolo, km 292, ore 10.44, messa alle 11.00, mi fermo!

Finalmente mi svesto,  d’ora in avanti si pedala in pantaloncini e maglietta.

Finita la messa sono le 12.00 e si riparte, alla fine ho perso (anzi, guadagnato!) 1 ore e 15 minuti, mancano solo 30 km e raggiungerò Daniele.

DANIELE: Qui ognuno sulla sua strada…da soli! Matteo sicuramente starà dormendo su una sedia, facendo finta di seguire la messa! Io sono carico,  ormai è tutta pianura con anche il vento a favore! Il fato è dalla mia parte! Vado a tutta birra, mi sento rinato, pedalo come una scheggia.

Incontro un randonneur (non so il nome) e facciamo un po’ di strada insieme! Mi fermo per togliermi qualcosa…troppo caldo (finalmente posso fermarmi senza che nessuno mi dica “muoviti…andiamo…che ci fai ancora lì…”non ci posso credere!). Si ferma anche lui! “Si dai mi spoglio anche io tanto manca solo una salita e la discesa la farò a maniche corte” Io penso “questo è scemo, non si è neanche studiato il percorso, che ignorante! Le salite sono finite!” lui riparte prima mentre io finisco di sistemare la mie cose!

“Noooo il mio Garmin si è spento!i E’ scarico”.

Vado alla cieca, seguirò le frecce disegnate per terra!Ormai con la mente sono già al prossimo ristoro.

km 320

MATTEO: a 5 km dal controllo ricevo un messaggio da Daniele: “guarda che il controllo è a 330 km, non a 320, manca ancora una salita di 10 km!”, io penso “il solito burlone!”

Passo sparato in un paese e sento che da un bar qualcuno mi chiama, mi accorgo che è Daniele e mi fermo, e altri due randagi mi confermano la sesta salita, mannaggia a me, ma non potevo studiare meglio il percorso?

e va beh, dopo un bel gelato ci spariamo la sesta salita, dai che ci siamo!

DANIELE: Senza Matteo finalmente mi godo i paesaggi e ascolto solo il rumore delle ruote sull’asfalto!

Mi permetto pure di fermarmi nuovamente in un bar dove incontro alcuni compagni di viaggio! Riparto subito!

Continuo a pedalare in maniera sostenuta (tanto è solo pianura)!

Il terzo ristoro è in  un bar! Lungo la strada ne trovo uno con alcuni randonneur fermi! Ci siamo!

Dico con ogni sognanti e gioiosi “E’ qui il controllo?”…”No gira qui a destra e fai 10 km di salita”!

Sconforto…tristezza…depressione! Adagio la bici sul muro (o la lancio, non ricordo) e mi accascio sul marciapiede! Chi se li fa altri 10 km di salita?..IO NO! Fame, stanchezza, malessere generale, ora mollo! Scrivo a Matteo il seguente messaggio ” Qui la situazione è drammatica…al ristoro mancano 10 km di salita, voglio morire!”. Lui crede che sia uno scherzo…ma la realtà è veramente triste!

Arriva Matteo e gli ribadisco il concetto, lui si convince (psicologicamente distrutto)… mangiamo qualcosa, partiamo per la salita

km 330

MATTEO: Durante la salita vedo Daniele in crisi, cerco dei diversivi per distrarlo e incitarlo ma ho la sensazione di peggiorare la situazione, percepisco solo dell’odio inspiegato nei miei confronti e quindi decidiamo di separarci di nuovo, salita con il proprio passo.

Finalmente arriviamo al  terzo controllo a Montalto Pavese.

Panino e coca cola e si riparte, ma le scarpe??? Daniele è sempre senza scarpe, non è possibile.

DANIELE: La salita non è, dura pendenza media 5 / 6 %! Tiro fuori tutte le energie…ce la devo fare! A metà salita Matteo vedendomi in evidente difficoltà inizia a dire “è lì l’arrivo” ed io guardo a destra ”no no scusa è lì”, puntando con il dito a sinistra, ma si sbagliava. Io, già psicologicamente a terra, non avevo bisogno di illusioni (ricordo a tutti che io non ho più il navigatore ed i minuti corrispondevano ad ore di pedalata). Facciamo altra strada e lui “eccolo è proprio lì che dobbiamo arrivare”…”ah no scusa mi sono sbagliato è di la’”!

A quel punto non ce l’ho fatta più “Matteo la smetti di indicarmi l’arrivo? Non posso illudermi tutte le le volte e poi puntualmente andiamo oltre…BASTA!”

Mi ha lasciato solo, è andato avanti perchè risentito dalla mie parole! (ma dove trova tutta questa energia per staccarmi sempre in questo modo? sono sempre più convinto che sia DOPATO).

Procedo da solo! Arrivo al controllo, via le scarpe e subito ordino un panino, troppa fame!

Matteo non è più stressante come prima (sarà stanco anche lui o ha capito il momento difficile per me)mangiamo con tranquillità, e via con la discesa!

km 399

MATTEO: dal km 331 al km 399 non ho tanti ricordi.

Dopo la discesa ricordo questi lunghi e noiosi rettilinei verso Milano, il vento è ancora contrario,  ma ormai è solo questione di inerzia, salite non ce ne sono più!

La conversazione è annullata, ora è il silenzio che parla, soprattutto perchè è impossibile parlare con Daniele, è intrattabile.

Arriviamo finalmente a Corsico, sono circa le 17, ultimo cavalcavia preso quasi a passo d’uomo, non perchè siamo stanchi ma perchè ci vogliamo godere e assaporare questi ultimi metri che ci separano dall’arrivo quasi come non volessimo arrivare perchè consapevoli della fine di questa avventura.

2014-05-11 17.07.04

DANIELE: Anche io non ho alcun ricordo degli ultimi km…troppa stanchezza!

Però ricordo che i km non passavano mai. Ad un certo punto sono riuscito ad accendere il Garmin ed ho letto che  all’arrivo mancano 40 km! Evvai solo 40 km…ci siamo! Urlo a Matteo con tutta la forza che avevo in corpo “quarantaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa chilometriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii”! Che bello! Pedalo come non mai…mi sforzo…pedalo…il tempo passa, la stanchezza avanza, ma io pedalo!

Dopo mezz’ora di pedalata intensa, credendo di essere quasi all’arrivo, chiedo “Matteo quanti km abbiamo fatto?”lui “10!ne mancheranno 30?”…”MA CHE COSA DICIIIIIIIIII….LA SMETTI…E’ IMPOSSIBILE….NON CI CREDO…NON CAPISCI NIENTE!”. A quel punto sono io che scatto per il nervoso, lasciandolo più dietro. Mi raggiunge poco dopo con la cartina in mano e mi dice “guarda siamo qui”avevamo fatto davvero solo 10 km, sto per morire!

Stringiamo i denti… ci siamo quasi….

km 400

MATTEO: sono le 17.05 e varchiamo finalmente il traguardo, un piccolo gruppo ci applaude, che onore!

L’accoglienza degli organizzatori all’arrivo è fantastica, ci fanno sedere ci portano pasta e acqua a volontà e si chiacchiera piacevolmente.

Chiedo per curiosità quanto hanno impiegato i primi, sono arrivati alle 8 del mattino, ben 9 ore meno di noi, ma che importa, non abbiamo pedalato per battere nessuno ma per goderci questo viaggio lungo una notte e un giorno.

L’emozione che provo è davvero strana, ho appena fatto il mio primo brevetto da 400 km ma non mi sembra di aver compiuto un’impresa così impossibile, la vera impresa l’ha compiuta Daniele che era partito solo per i primi km ed invece ha concluso il giro intero.

Sento felicità, soddisfazione ma anche un pizzico di amarezza.

La sofferenza e i momenti di difficoltà ci sono stati, ma qualcosa sento di aver imparato, sento che queste lunghe distanze, fatte a ritmi umani, sono davvero possibili, e purtroppo ne sento già la nostalgia,  chissà quando sarà la prossima, chissà quando sarà il 600 o forse la Parigi Brest Parigi.

Probabilmente le persone che non l’hanno provato non possono capire, ma perchè farlo? Non ho da dimostrare niente a nessuno e purtroppo non ho la risposta a questa domanda, so solo che quando sei in sella a quella maledetta bicicletta ti senti vivo, ed è il posto più bello del mondo!

DANIELE: L’arrivo è stato troppo bello, soprattutto il pensiero di non dover più pedalare. Che gioia!

Chiedo subito un piatto di pasta, che divoro! Dico a Matteo “io chiedo un altro piatto, ho troppa fame!”lui “No no, io sono apposto così!”

Dico ad un organizzatore “potrei avere un altro piatto?”Matteo copre la mia voce dicendo “NO DUE!” (è sempre il solito)

2014-05-23 17.19.02

Anche questa volta mangiamo con avidità!

Siamo stanchi, ora ci possiamo rilassare.

NO! Matteo inizia a dirmi “dai andiamo…muoviti qui sta per piovere”. Io credevo scherzasse, no, è già in piedi per andare via!

eravamo seduti da mezz’ora!

Io dico “dai aspetta mamma mia…” lui è inamovibile “no dai muoviti”. Fortunatamente vengo salvato da un organizzatore che è riuscito a far parlare Matteo, distraendolo! Io  finalmente riposo!

Dopo il meritato riposo andiamo verso casa!

Lungo la strada i nostri dialoghi sono incomprensibili “djosdfjpwjpowjfw”…”jdsfjfjpfjfjspodfj”. Il sonno non ci permette di fare discorsi di senso compiuto! CHE STANCHEZZA!

Arrivati sotto casa mia, il mio pensiero è andato subito alle 6 rampe di scale che mi sarei dovuto fare per portare su la bici. Matteo mi dice “se mi dai 10 euro te la porto su  io” io avevo già il portafoglio in mano, scherzava!

Faccio 6 rampe di scale con la bici in mano, fermandomi ad ogni piano. Entro in casa…poi…il buio!

Ringraziamenti

MATTEO:

Ringrazio Daniele, lui ha compiuto davvero l’impresa eroica, con la sua compagnia è stato davvero tutto più facile, prendendolo in giro a ogni sosta e su ogni salita il tempo è davvero volato,  si ma che fatica però aspettarlo sempre.

Ringrazio Andrea, che mi ha fatto appassionare al  mondo delle rando attraverso i racconti delle sue imprese, che anche di notte tempestivamente rispondeva ai messaggi e ci sosteneva, era come se fosse con noi.

Ringrazio Luca, Michele, Giuseppe, Arianna, Martina, Daniela, Claudio, Raffa, che ci hanno messaggiato incoraggiandoci ma soprattutto prendendoci in giro.

Ma il ringraziamento più grande va a mia moglie, la mia bimba, e l’altra nella pancia in arrivo, che mi sopportano sempre con tanta pazienza!

DANIELE:

Note a margine: Io vorrei ringraziare tutti.

Un ringraziamento particolare va a Matteo senza il quale non avrei mai portato a termine la corsa ed inoltre non avrei mai conosciuto il mondo del ciclismo!

Alla fine, però, di questa 2 giorni, di questi lunghi 400km, mi sono reso conto che soffre di una incurabile  ansia morbosa!

Ho vissuto nel terrore! Ora, quando sono in giro, ho paura di fermarmi per più di dieci minuti…mi sembra sempre si sentire la sua voce  “DAI MUOVITI…CHE CI FAI ANCORA COSI’…ANDIAMO”. Ho ancora in mente i suoi occhi spiritati.

Forse avrei dovuto intuire qualcosa, visto che, uscendo insieme dal lavoro, mi ripete sempre “dai muoviti…sbrigati…che noia aspettarti”…sono stato un ingenuo!

La sua ansia e oppressione non ha limiti…anche durante la scrittura di questo racconto mi ha “violentato” con i suoi “mamma come sei lento…sbrigati”.

In realtà mi dispiace che sia finita la randonnèe, un’esperienza unica!

Finalmente, però,  mi potrò godere tutti i tempi morti e la pause che voglio, senza l’ingombrante presenza di Matteo!

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