Parigi Brest Parigi 2015

Quadro regalatomi da mio padre, il pittore Pino Grioni

Riuscire a descrivere e raccontare tutte le emozioni provate durante questa avventura è un’impresa difficile quasi quanto l’essere riuscito a raggiungere il traguardo, ma ci voglio provare!

Un po’ di storia: la Parigi Brest Parigi è una corsa ciclistica non-stop della lunghezza di 1230 km, nata nel 1891 e diventata oggi una randonneè che si disputa ogni 4 anni; definita l’Olimpiade del ciclismo, è da percorrere in un tempo massimo di 90 ore; la definirei, insomma, un “Rave party” per 6000 malati di bicicletta provenienti da tutto il mondo. Per potersi iscrivere è necessario conseguire 4 brevetti di qualifica nei 6 mesi precedenti l’evento (200 km, 300 km, 400 km, 600 km).

Controllo bici del sabato presso il Velodromo

Io e Daniele, il mio fidato compagno di tutti i brevetti di qualifica (fatti fra marzo e maggio 2015), abbiamo prenotato la partenza per lo scaglione J delle 18 di domenica 16 Agosto.

Fortunatamente l’avventura inizia nel migliore dei modi grazie a due amici che ci fanno sentire l’incoraggiamento e il supporto prima della partenza (Luca ci accompagna in pulmino alla stazione e Andrea ci fa una sorpresa). Per non parlare del viaggio che facciamo assieme al mitico Fabio, randonneur di grande esperienza che ci gasa parecchio.

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Colazione con Fabio e Daniele prima della partenza
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Luca ci accompagna in furgone alla stazione Garibaldi
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Andrea viene a salutarci

L’unico vero errore lo commettiamo subito, arrivando troppo stanchi alla partenza: treno alle 6 del mattino il giorno prima della partenza, il trasporto delle bici nelle sacche a piedi senza autobus,  fermi a causa della festività, il controllo dei documenti e delle biciclette nel pomeriggio, la sistemazione dei bagagli, la nottata agitata etc… ci fanno disperdere non poche energie.

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Parigi, Stazione Gare de Lyon

Nonostante questo, siamo carichi e l’aria di festa e incoraggiamento che troviamo lungo tutta la zona adiacente al velodromo, dove è posta la partenza, ci incoraggia parecchio.

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Concentrazione prima della partenza

Prima di arrivare in griglia, oltrepassiamo tutti i cancelli di smistamento, che non fanno altro che aumentare la tensione; ma siamo carichi! Ci sono anche Luciano (al quale siamo molto affezionati) e Fabio, ciclisti corsichesi che vengono a salutarci alla partenza, grandissimi!

Domenica ore 18.01, parte la nostra avventura.

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Foto scattata da Luciano prima della partenza

Le strade sono gremite di gente che incoraggia e applaude; mai provata un’emozione del genere… e tutto ci “gasa” in maniera incredibile!

Si viaggia in gruppo e c’è tanta voglia di spingere per portarsi il più avanti possibile, bisogna stare molto attenti in questi primi km.

La prima notte arriva, la più dura. Dopo solo 100 km, all’imbrunire, si vedono i primi ciclisti sdraiati a bordo strada a dormire (così presto? mistero) e iniziamo a faticare parecchio. Ci sono 8 gradi, in salita ci superano tutti, c’è un buio pazzesco, siamo già stanchi, i primi dubbi si insinuano: ce la faremo?

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Controllo di Mortagne-au-Perche

Ad un controllo incontro anche Lorenzo, che piacere rivederlo su queste strade!

Arriva finalmente l’alba, che in bretagna è oltre le 7 del mattino, e questa lunghissima notte è passata, ora ci portiamo avanti con la luce.

I km passano e ci rendiamo conto che non esiste un solo metro di pianura (il dislivello finale sarà di 12000 metri), ma piano piano ingraniamo e passiamo i primi dei 15 controlli previsti.

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Controllo di Villaines-au-Juelle

Mortagne, Villaines, Fougeres, Tinteniac.

Verso le 14.30 di lunedì siamo a Quedillac,  km 389, e qui arriva la mia prima crisi: per qualche minuto sono svogliato, stanco, inappetente, ma due belle baguette mi fanno passare tutti i pensieri, si riparte a bomba!

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Arriviamo al controllo di Loudeac verso le 17, km 449, dove ceniamo e lasciamo Alessandro (che sembra voglia abbandonare, ma lo incontreremo poi all’arrivo… bravo!) e ripartiamo con Fausto e i suoi due amici.

Alle 19, dopo 25 ore senza sosta e 469 km nelle gambe, decidiamo che è ora di riposare: doccia e dormita dalle 19.45 alle 23.45.

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La sveglia è una delle tre cose più tragiche che abbia vissuto durante la PBP: stanchezza, brividi, pensieri tipo “Sei un cretino! Ma chi te l’ha fatto fare?” mi riempiono la testa. Che fare? Vestirsi e rimettersi in sella, dopo pochi minuti si dimentica tutto!

Ripartendo verso mezzanotte, la notte fortunatamente è più corta, purtroppo però, ancora più fredda. A Roc Trevezel, uno scollinamento lungo 15 km di salita prima di Brest,  tocchiamo i 5 gradi; Daniele si accorge di aver dimenticato i gambali all’ultimo controllo e si trova in pantaloncini corti, eroico!

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Ponte di Brest

Verso le 7 del mattino di martedì provo l’emozione più grande di tutta quest’avventura: arriviamo al ponte di Brest! Sarà l’idea di essere a metà, sarà l’adrenalina, sarà la stanchezza, ma un’emozione del genere in bicicletta non l’ho mai provata!

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Ponte di Brest

Dal controllo di Brest, ripartiamo verso le 9:45 con un compagno in più, Mattia di Bergamo, conosciuto durante i brevetti di qualifica, da questo incontro nascerà un’amicizia molto forte; pedaleremo con lui gran parte del ritorno. Ridiamo un sacco, perchè lui va più forte di noi, ma ha sbagliato totalmente il bagaglio ritrovandosi una bici con 10 kg in più delle nostre; la sua prestazione, pertanto, è livellata alla nostra.

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Mattia in pieno Spirito Randagio

Martedì lo ricordo davvero come il giorno più bello, sembra quasi un giorno di festa; si pedala con tanti italiani, ci riconosciamo dalla divisa della nazionale, si ride e scherza, incontriamo anche Gianni di Cologno, con il suo bellissimo titanio Davidoss.

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Con Gianni e Mattia ad un controllo

Tutta quest’aria di festa la pagheremo la sera; verso mezzanotte abbiamo un ritardo sulla nostra tabella di marcia e la sosta prevista di 5 ore di sonno si riduce a sole 3, per non andare fuori tempo massimo. Ci fermiamo al km 830, doccia e poi a letto alle 00.30.

La sveglia delle 3.30 è la seconda cosa più tragica che ho vissuto durante la PBP: stanchezza, brividi, di nuovo pensieri tipo “Sei un cretino! Ma chi te l’ha fatto fare?” mi riempiono la testa. Che fare? Rivestirsi e ripartire, tanto dopo pochi minuti si dimentica tutto… o quasi!

Durante la notte pedaliamo e chiacchieriamo per qualche km con il team Testa, guidati dal grande e unico Cecilio, capitano della nazionale italiana, con la sua bellissima Specialized (alla sua quarta partecipazione alla PBP, complimenti!).

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E’ mercoledì ormai: Quedillac, Tinteniac, Fougeres… ripercorriamo tutta la strada fatta all’andata, ma nell’altro verso, ed io non mi ricordo davvero nessun paesaggio, sono proprio messo male!

Incontriamo anche il presidente Luca, anche lui alla quarta partecipazione alla PBP, big respect!

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Mattia, Gianni, il Presidente Luca e Daniele

Sosta veloce a un baracchino famosissimo (Tanniere), dove servono bevande e cibo gratuito. E’ incredibile come la gente della zona abbia così tanta passione per la PBP: baracchini ovunque, per rifocillare noi poveri randagi, in maniera totalmente gratuita, grandiosi!

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La Tanniere

Dopo questa sosta, Daniele parte a 40 km/h e forma un treno dietro di lui: ma che cosa ha nella borraccia? Ci fa recuperare davvero parecchio sulla tabella di marcia.

Arriviamo a Villaines, al km 1009, con un bel gruppetto di Italiani: Fausto e i suoi amici, che si fermano in camper; Mattia e Umberto, con i quali mangiamo. L’arrivo a questo controllo è meraviglioso: centinaia e centinaia di persone ad accogliere e applaudire, c’è pure lo speaker che incita il pubblico per il nostro arrivo.

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Controllo di Villaines-au-Juelle

Facciamo una sosta più lunga e ci godiamo questo bel controllo, festeggiando i 1000km con una super cena abbondante, Daniele voleva pure mangiarsi la carne d’esposizione!

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Controllo di Villaines-au-Juelle

Ripartiamo con diversi acciacchi. Daniele lotta contro un fastidioso dolore al sedere e alle mani; io, invece, non sento più i piedi, dai, mancano solo 200 km!!!

Arriviamo al controllo di Mortagne mercoledì sera, alle 20.30; siamo al km 1090, non sappiamo se ripartire o fermarci un’oretta, nel dubbio chiediamo consiglio tramite whatsapp ad Andrea, che durante tutto il percorso  ci ha seguiti e incoraggiati. Il suo responso è chiaro: ripartire!

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Controllo di Fougeres

Ultimo controllo di Dreux, ore 2.11; siamo al km 1165, mancano solo 65 km; ma ripartire è impossibile. Gli ultimi km percorsi sono stati troppo pericolosi, rischiavamo di cadere a causa dei colpi di sonno. A questo punto decidiamo di dormire 1 ora, io per terra e Daniele sul tavolo.

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Un pisolino per terra al controllo di Dreux
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Daniele addormentato sul tavolo al controllo di Dreux

Alle 4, dopo una colazione di 4 brioches a testa, recuperiamo le energie, manca davvero poco! Daniele tira fuori una perla che rimmarrà per sempre nel mio cuore: “alla fine delle storie d’amore, si ricordano solo i momenti brutti, andiamo a mettere fine a questa brutta storia d’amore!” e ripartiamo subito.

In questi ultimi km riesco a tenermi sveglio e concentrato pensando solo ad un’unica cosa: gli Aristogatti! Mi immagino il maggiordomo Edgar, scorrazzare con il suo sidecar, con i mici nella cesta per queste campagne alle porte di Parigi, sono decisamente in fase psichedelica!

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Dreux, ma chi ha voglia di ripartire?

Mancano 30 km, inizia a piovere, di colpo sento un botto dietro di me: Daniele a terra, che spavento!!!

Fortunatamente non succede nulla, solo qualche abrasione; Daniele è un osso duro, una semplice perdita di equilibrio causata dal pantalone incastrato nella sella. Meno male, si rischiava di perdere tutto proprio ora.

Alle 8.14 di giovedì mattina arriviamo a Parigi!!!

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Foto ricordo all’interno del Velodromo

1230km, 86h 13min, 12.000 metri di dislivello, ce l’abbiamo fatta!

Nella mia testa, in questi mesi, mi immaginavo un arrivo trionfale, con fiumi di lacrime e gloria, il sogno di una vita realizzato, e invece no.

Non riesco a rendermi conto se io sia triste o felice, non riesco a provare nessuna emozione, non mi sembra nemmeno di aver compiuto un’impresa, mi sento una persona normale, come tante altre all’interno del velodromo, solamente tanto stanca.

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La nostra avventura si conclude qui.

Non voglio ringraziare nessuno per nome, tutti i messaggi ricevuti su whatsapp e sulle foto di facebook e i “mi piace” me li porto nel cuore, non li dimenticherò mai.

Beh dai, almeno Daniele lo posso ringraziare, l’ho fatto arrabbiare davvero parecchio con le mie domande stupide, tipo questa: dopo 1000 km gli chiedo: “sei stanco?” ahahaha… immaginate la sua risposta!

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Con la maglia celebrativa

P.S.: per i più attenti, volete sapere che cos’è stata la terza cosa più tragica?

Immaginate la scena: dopo i vari festeggiamenti all’arrivo, riprendiamo le nostre bici e, con i bagagli in spalla, pedaliamo di nuovo sotto la pioggia fino all’albergo. Ci stanno per consegnare le chiavi della stanza, sto già pregustando la doccia calda e una bella dormita, quando di colpo suona il cellulare di Daniele; lui risponde,  il suo sguardo diventa cupo, due chiacchiere e poi la telefonata si chiude con queste parole: “Sì sì… ora glielo dico”.

Mette il suo telefono dolcemente nella tasca, si avvicina… che cosa mi dovrà mai dire?

“Matteo, era tua moglie che chiamava dall’Italia, dice che hai perso il cellulare, lo hanno trovato all’arrivo, devi tornare a recuperarlo in bici  al Velodromo”

NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!

Se non vi ho annoiato troppo ecco il video di quest’avventura.

Il Video montato
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Medaglia celebrativa con inciso il Tempo personalizzato

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