Inaugurazione Wilier sullo Spluga

Pochi mesi fa ho compiuto 40 anni.

Mi duole ammetto ma il raggiungimento dei famosi “Anta” mi ha dato alla testa e devo fare outing: ho rinnegato tutto quello scritto nell’articolo in cui descrivevo la mia bici in Titanio come unico vero grande amore, ed è arrivata lei!

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La voglia di sentirmi ancora agile e scattante ha avuto il sopravvento e ho fatto la pazzia: mi sono regalato una meravigliosa Wilier Zero.7

A parte gli gli scherzi, non ho assolutamente tradito la mia “transenna”, a lei ho giurato amore eterno finchè ladro non ci separi. Ho semplicemente deciso di preparare due bici con assetti diversi a seconda dell’uso che ne devo fare, senza continui cambi di ruote, sella, impostazioni, che tanto mi hanno fatto male quest’anno, con continui problemi a schiena e articolazioni.

Due bici testate e rodate da prendere e pedalare senza troppi dubbi o preoccupazioni.

Titanio: comodità, lunghe distanze, spirito randagio.

Wilier:  reattività, velocità, agilità…. e spirito randagio.

Dopo un primo test veloce sulla salita dell’ Alpe Giumello, la vera inaugurazione è stata con il Passo dello Spluga.

Non amo particolarmente prendere l’auto per andare a pedalare, quindi quando posso cerco sempre di partire in bici da casa, decido quindi di fare andata e ritorno dalla mia dimora estiva in Valsassina.

Parto alle 6.30 del mattino, e dopo la discesa di 6 km, mi godo i 50 km di pianura lungo il lago di Como verso Chiavenna.

La bici monta delle ruote con tubolari, delle Lightweight, e confesso che la cosa inizialmente mi da un po’ di preoccupazioni e suscita in me alcuni dubbi: data la loro leggerezza saranno abbastanza robuste? Essendo abituato a copertoncino saranno sicure? In caso di foratura sarò in grado di sostituire o riparare il tubolare per tornare a casa?

Dopo qualche km i dubbi iniziano ad attenuarsi, e la scorrevolezza riscontrata nella pedalata mi fa godere particolarmente questo tratto di strada. E’ la prima volta che utilizzo delle ruote con profilo alto e confesso che la sensazione è davvero piacevole.

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A Chiavenna mi rifocillo con un cappuccio e due brioches, ora sono pronto per gli ultimi km alpini della Strada Statale 36 dello Spluga.

E’ la quarta volta che affronto la salita da questo versante, me la ricordo lunga (30.2km) e con alcuni tratti impegnativi. Il dislivello finale, a quota 2114, è di 1780 metri, e la gestione della energie deve essere al risparmio per non andare in crisi.

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Si parte da Chiavenna, a 333 di quota, con il primo tratto cittadino.

Le prime sensazioni che ho in salita confermano ciò che ho letto sulle diverse recensioni trovate in rete: una bici nervosa, agile e reattiva, con i tubolari poi si ha una strana sensazione, non saprei come descriverla, come se fosse ancora più leggera.

Arrivati a Campodolcino la strada spiana leggermente e al bivio si hanno due possibilità: imboccare la strada più nuova creata soprattutto per facilitare le manovre dei pullman, oppure imboccare la statale più antica, più affascinante e stretta con la famosa serie di tornanti mozzafiato, e io ovviamente scelgo questa.

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Sapevo già del susseguirsi di gallerie che si incontrano lungo il percorso e mi ero preparato adeguatamente con le lucine sulla bici, assolutamente da non dimenticare!

Superato il paesino di Stuetta, al quale sono particolarmente affezionato per le vacanze passate con l’oratorio, si arriva alla diga contenitiva del Lago di Montespluga.

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Superata la diga la strada spiana fino al paese di Montespluga: è il momento di prendere fiato prima dello strappo finale verso il passo.

Gli ultimi km sono paesaggisticamente i migliori: superati i 2000 metri l’alta montagna sa sempre regalare emozioni particolari e senza difficoltà l’arrivo al Passo arriva rapidamente.

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Il programma originale era quello di arrivare in cima e ritornare indietro, ma ho ancora buone sensazioni, sento che la gamba gira bene, e sull’onda dell’entusiasmo, decido di scendere in Svizzera verso Splügen in modo tale da percorrere la salita anche dal versante opposto.

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Splügen è a quota 1460 metri, la salita sarà di soli 8.8 km, con un dislivello di 653 metri, decisamente più semplice rispetto la salita da Chiavenna, in meno di due ore dovrei riuscire a fare discesa e risalita.

Ho fatto la salita dal versante elvetico nel 2011, una salita caratterizzata dalla bellezza dei tornanti in serie negli ultimi km, un colpo d’occhio davvero emozionante.

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Arrivati in paese riempio la borracia, mangio un twix e riparto subito.

Notoriamente le strade svizzere sono decisamente di qualità superiore rispetto le nostre, perfettamente curate e sicure, delle tavole da biliardo per la loro assenza di voragini sul manto stradale.

Come sempre però, con la mia solita fortuna, mi imbatto in un cantiere di rifacimento asfalto, e la strada per ben 700 metri abbondanti risulta a traffico alternato ma soprattutto su strada sterrata!

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L’idea di percorrere quella strada con queste ruote mi preoccupa parecchio: decido così di prendere bici in spalla e sacrificare le suole delle Sidi, suscitando inevitabilmente l’ilarità degli automobilisti che incrocio.

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Una volta arrivati nuovamente in cima mi attende la discesa verso Chiavenna, metto il pilota automatico e mi godo questa meravigliosa ora di discesa.

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Subito capisco che la temperatura si è alzata particolarmente, partendo da più di 2000 metri con la sola mantellina ultraleggera qualcosa mi dice che a Chiavenna non farà particolarmente fresco.

Verso le 14 arrivo alla fine della discesa, l’orologio biologico mi dice che è ora di mangiare, e dopo una Coca Cola e due tranci di pizza, una al salame piccante e uno alle acciughe (ideali con il caldo), mi attendono una cinquantina di km di pianura con 37 gradi per poi affrontare l’ultima asperità della giornata, la risalita in Valsassina.

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Questi km li accuso davvero parecchio, il caldo è davvero insopportabile.

Dopo una doccia alla fontanella di Colico, arrivati a Bellano mi prendo una Coca Cola gelata e un abbondante gelato.

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E’ il momento di affrontare gli ultimi 6 km e 500 metri di dislivello.

Il mio personal record su questa salita è 31 minuti, ma oggi salgo tranquillo, la stanchezza inizia a farsi sentire, e l’ora la impiego tutta.

L’arrivo alla fontanella del paese sancisce il battesimo ufficiale, la giornata si chiude con 182 km e 3400 metri di dislivello.

Ad attendermi c’è la mia famiglia, che festeggia il mio arrivo urlandomi “Vai con la Salsa!’, il regalo più bello per coronare una bellissima giornata sui pedali.

Benvenuta in famiglia!

Viva L’Italia Libera e Redenta!

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6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Paolo ha detto:

    Complimenti Matteo, sia per l’arrampicata che per il racconto molto piacevole…

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    1. Spirito Randagio ha detto:

      Grazie Paolo! A presto!

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  2. Marco ha detto:

    Complimenti per la pedalata ed ancora di più per il racconto: mi sembrava di vivere le emozioni che noi tutti ciclisti proviamo in queste situazioni. Dai un bacio alla bimba di carbonio 🙂

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  3. Maria Teresa Grioni ha detto:

    Bravissimo Matteo!!
    Sei proprio in gamba!!!

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    1. Spirito Randagio ha detto:

      Grazie Maria Teresa!

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