Passo San Marco

Affrontare un passo alpino oltre i 2000 metri ha sempre un fascino particolare, quel 2 davanti trasforma la salita in qualcosa di affascinante ed eroico, ma soprattutto la gratificazione nella  conquista della cima è qualcosa di davvero unico.

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Il Passo San Marco, con i suoi 1992 metri di quota e quei miseri 8 che lo separano dall’olimpo degli over 2000, ha un qualcosa che sa di incompiuto, quasi fosse messo in seconda categoria, verrebbe voglia di proporre una deviazione tipo quella francese per il Col de la Bonette, che, con una bretella laterale, lo farebbero arrivare ai 2000 tondi tondi.

A parte gli scherzi, il San Marco non ha nulla da invidiare ai sui fratelli maggiori, anzi, a dire il vero e a mio parere personale, risulta essere ancora più affascinante e selvaggio rispetto a tanti altri passi più blasonati e famosi.

Il Passo lo si può affrontare da due versanti:

da Morbegno più lungo e dolce, 26.6 km di lunghezza, 1742 metri di dislivello, 6.5% di media

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da Olmo al Brembo più corto e cattivo, 18.2 km, 1490 di dislivello, e 7.9% di media

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Se si vuole affrontare la salita senza ridiscendere dallo stesso versante esiste anche un brevetto permanente di circa 160 km x 2800 metri di dislivello. Questo giro permette di fare un anello comprendente il Passo San Marco ed il Culmine di San Pietro.

Una volta nella vita vale la pena farlo.

Ho affrontato più volte le salite da entrambi i lati, ma in questa calda e soleggiata giornata autunnale, io e Mattia scegliamo di prendercela con calma e affrontare il versante bergamasco con partenza e arrivo da Bergamo, 130 km x 2000 di dislivello.

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Appena usciti da Bergamo ci si dirige verso la Val Brembana (che prende il nome dal fiume Brembo) e si è obbligati a seguire la strada provinciale, sempre molto trafficata.

Fortunatamente una volta arrivati a Zogno inizia la meravigliosa pista ciclabile della Val Brembana, costruita sfruttando la sede della ferrovia dismessa nel 1966.

Con una lunghezza di 38 km arriva fino a  Piazza Brembana.

Suggestivi sono i passaggi nelle gallerie che, attraverso i sensori di movimento, sono illuminate al nostro passaggio.

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Dopo esserci raffreddati per ben benino in valle con i 5 gradi di temperatura, dopo un cappuccio e una brioches iniziamo la salita.

Che dire di questa salita: bella bella bella!

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Nei primi km hai la possibilità di scaldarti e far girare le gambe, ma dopo Mezzoldo la salita inizia ad entrare nel vivo della sua bellezza e difficoltà: i cambiamenti di pendenza sono repentini e dopo punte al 14% si arriva alla diga artificiale dove si ha un attimo di tregua.

Per chi vuole fare il tempo questo è il punto giusto per cambiare marcia e aumentare il passo, ma se il tuo obiettivo è sopravvivere come il mio, meglio prendere fiato perchè dal ristorante Genzianella in avanti inizia lo spettacolo.

Il paesaggio di colpo si trasforma e diventa simile a quello tipico di alta montagna. Inevitabilmente Il dazio da pagare sono le pendenze quasi costantemente oltre il 10%.

Il paesaggio è talmente bello che l’animo e lo spirito ne risentono in maniera positiva, e la fatica passa in secondo piano: ma quanto è bello il San Marco!

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Sento che la gamba gira bene e chiedo a Mattia se negli ultimi km posso aumentare il passo: mi godo questi ultimi 4 km in solitudine e armonia con la natura che mi circonda.

Una volta arrivato in cima scorgo un ciclista sulla destra, poche bici in giro oggi, è il terzo che incontriamo. Noto che anche lui come me è vestito totalmente Rapha, e un sorriso mentre incrociamo gli sguardi ci scappa. Dopo qualche secondo osservo la sua bici, e noto che è un titanio come il mio con la borraccia rosa non ci posso credere, è un segno del destino, siamo subito amici!

Una volta riuniti con Mattia decidiamo di fermarci per pranzare tutti e tre assieme, e con un panino e una birra festeggiamo la conquista del San Marco e la nuova amicizia con Alessandro.

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Anche lui sta facendo ritorno a Bergamo e ripercorriamo assieme la strada fatta all’andata, si ma che gamba che ha! Alessandro ha decisamente un passo superiore al nostro e talvolta faccio fatica a stare in scia a lui e a Mattia.

Per concludere questa giornata di ottobre ci godiamo un meritato gelato assieme, e dopo aver salutato il nuovo amico Alessandro e Mattia, mentre torno a casa, ripenso alla bellissima giornata sui pedali, ma soprattutto ripenso a tutto ciò che mi porto a casa  dopo questa pedalata:

1- Il gelato al gusto Stracciatella è stato inventato a Bergamo presso la gelateria “La Marianna”

2- In Val Brembana è nato il servizio postale

3- La casa di Arlecchino, famosa maschera bergamasca,  si trova a San Giovanni Bianco

4- Una famosa formula matematica dice così:

Titanio + Rapha =  Birra

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