Coppa Asteria 2018

Se mi dovessero chiedere quali sono i due più grandi misteri irrisolti della storia risponderei così:

Il primo è il manoscritto di Voynich, un codice medioevale scritto in un idioma sconosciuto. Ancora oggi non si conosce ne’ significato ne’ origine.

Il secondo, e’ forse anche piu’ mistererioso ed importante, è l’origine dell’odio della Popolare nei miei confronti.

Credo che nessuno possa rispondere a questa domanda, nemmeno il grande scienziato Mariello Prapapappo lo saprebbe fare.

Pero’ nutro qualche piccolo sospetto: non è che si saranno offesi per le foto che gli ho fatto sul Muro di Sormano al Giro del Demonio?

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Un Popolare a cui per Privacy è stata celata l’identità

Al Martesana Van Vlaanderen di qualche mese fa, primo evento del Trittico, nonostante mi fossi presentato con il sorriso per fare la pace, mi ero reso conto che era ancora presente qualche strascico di polemica.

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Ma la ciliegina sulla torta è stata la pubblicazione del regolamento di Coppa Asteria, in cui al punto 10, mi dichiaravano il loro odio incondizionato.

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Su qualunque social network intervenissi, ricevevo sempre messaggi molto lontani dall’amore e dalla pace.

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Tramite vie traverse sono anche venuto a conoscenza di messaggi minatori nei miei confronti nella loro Chat sociale.

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Ed è così che seguendo gli insegnamenti di Mahatma Gandhi, la mattina del 2 giugno, pur non essendo gradito, mi sono presentato con alcuni segni di pace impressi sulla mia bicicletta. Sapevo che in questa maniera l’armistizio sarebbe stato suggellato.

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Ma parliamo di Coppa Asteria.

Io odio Coppa Asteria, già l’anno scorso l’ho odiata abbondantemente per la sua ignoranza, ma quest’anno hanno davvero rasentato la pazzia.

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Muri, sterrato, ponti, scalinate…. avete un Montenegro al posto del cuore!

Per questa edizione il ritrovo è all’Edoné di Bergamo, location perfetta e tranquilla come quartier generale.

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E dopo registrazione e firma si parte per questa avventura all’insegna dell’allegria e serenità.

I miei compagni di giornata sono Mattia e Andrea, che non tocca bici da mesi (ma lui ha fatto il Tor, quindi può fare tutto).

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In settimana si era sparsa la voce di un percorso più duro rispetto l’anno precedente, soprattutto per l’inserimento della salita Castello, che non ho mai fatto, ma non mi preoccupo più di tanto, quello che viene viene.

Il mio obiettivo di giornata sarà Via Libertà: l’anno scorso è stata l’unica salita che ho fatto a piedi, quest’anno mi devo vendicare!

Come sempre ci viene messo a disposizione il Garibaldi adesivo da mettere sulla bicicletta, i famosi 19 muri sono classificati con un indice di difficoltà da 1 a 5 gocce.

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Photo by Bucci Popolare

I più sprovveduti potrebbero pensare che le salite da temere sono solo quelle a 5 gocce, ma conoscendo la “simpatia” della Popolare ho capito che dalle 3 gocce in avanti ci sarà da morire, e nulla è da prendere sottogamba.

Cercare di raccontare ciò che realmente è accaduto durante il percorso mi mette davvero in difficoltà, riuscire ad associare il nome della salita, la difficoltà, e il ricordo che ho di essa mi sembra davvero impossibile, ma ci proverò.

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Nei primi 15 km si parte forte, Ramera e Monte di Mozzo a 3 gocce mettono subito in chiaro la situazione. Immediatamente realizzo che oggi, a farla da padrona, saranno i Muri più ignoranti e sconosciuti, ma soprattutto ho la conferma della mia teoria iniziale: dalle 3 gocce in avanti si soffre.

Nei 3 passaggi successivi di Borgo Canale, San Giacomo e Boccola, la gamba si scalda, e ho anche l’occasione di incontrare un gruppo di ciclisti che mi riconoscono e soprattutto mi chiedono come mai questa volta non ho portato l’altoparlante con musica come al MVV. Confesso che ci sono rimasto male, volevo portarla, ma oggi ho voluto risparmiare ogni grammo.

I passaggi sotto le Mura di Sant’Alessandro (4) e San Vigilio (4), nonostante la loro difficoltà, sono davvero fantastici, e con sommo dispiacere mi duole ammettere questa verità: Bergamo è davvero meravigliosa.

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Ph. Stefano Pagnoncelli, il più grande tifoso Atalantino

Dopo esserci rifocillati alla fontanella ci prepariamo per la discesa e grazie a Ph. Giuseppe Bonetti che, oltre a fotografo, si improvvisa vigile urbano, riusciamo a prendere la direzione corretta della traccia.

Ora percorriamo un’insolita parte più pianeggiante di trasferimento, in direzione Mapello, per prepararci alla prima sofferenza della giornata: Fontanella, 5 gocce.

La prima parte della salita è tranquilla, l’inghippo arriverà a breve, e il capannello d’allarme mi viene dato da alcuni ciclisti fermi prima di una curva: siamo ai piedi di uno strappo micidiale.

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Non so dire quale sia la pendenza massima, ma vedo ciclisti salire a piedi in processione su questo rettilineo verticale di un centinaio di metri.

Il primo a salire come uno stambecco è Andrea, poi lo seguo io ed infine Mattia, che con potenza dirompente, destrezza nello schivare i pedoni, tenacia, senso di abnegazione, spirito orobico puro… ci regala una massima di eleganza, che testimonia il momento.

Fortunatamente ora abbiamo una decida di km per riprenderci prima di Gaggio.

Gaggio, al solo nome ho i brividi.

Nella classificazione ha solo 4 gocce, ma voi Popolari siete pazzi, 5 gocce le merita tutte! Soprattutto per il finale spaccagambe sul cemento rigato.

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Ph. Giuseppe Bonetti

Mattia in cima a questa rasoiata ha rilasciato una dichiarazione molto forte indirizzata a tutti gli organizzatori.

Dopo Gronfaleggio ora puntiamo direttamente il ristoro di Polisena al km 54, abbiamo bisogno davvero di una meritata pausa, ma soprattutto non vedo l’ora di vedere il Cap.

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Il Cap che mesce il buon vino

Come mi aspettavo, l’accoglienza che mi riserva è degna di una vera Star, anzi, di un vero VIP! Non appena mi vede urla a tutti i presenti : “E’arrivata quella me…a di Grioni!”, e io tutto inorgoglito per questa accoglienza trionfale mi godo la meritata fama e notorietà.

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Il Cap che mi dichiara imperituro amore

Il ristoro è davvero ottimo, pane nutella, pane marmellata, pane e salame, ma soprattutto tanta frutta fresca continuamente sottolineata dal Cap.

Incrogiamo anche Gio Pirotta, e la foto di rito con lui è d’obbligo!

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Dopo questa sosta riparto con una sola certezza: non sono più lucido, il vino mi ha tagliato le gambe. Anche i ricordi di questa seconda parte sono davvero offuscati, e sicuramente sbaglierò e confonderò i nomi delle salite anche in questo racconto.

Ricordo subito una salita micidiale Picco Alto, 5 gocce, ma soprattutto ricordo la discesa in sterrato subito dopo questo Muro.

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Cioè, uno pensa, soffro in salita ma almeno in discesa mi riposo.

No, a Coppa Asteria non c’è mai una tregua, pure in discesa sei al limite dell’ignoranza, e non devi mai deconcentrarti.

Ma il passaggio nel bosco, confesso che è stato davvero di pregio.

Ora è il momento del pezzo forte della giornata. Sulla pagina Facebook i Pops avevano avvisato che ci sarebbe stato un segmento particolare: uno sterrato con scalini e poi un ponte sospeso, Pùt che Bàla.

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Confesso che questo, a mio avviso, è stato il pezzo più bello di Coppa Asteria. I metri con la bici in spalla e poi il ponte sospeso sul fiume sono stati davvero particolari ed emozionanti, bellissimo.

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Dopo questo meraviglioso passaggio il mio obbiettivo è uno solo, Via Libertà, e i Muri che incontriamo, pur ignoranti come sempre, non mi fanno ne caldo ne freddo, è giunto il momento della vendetta.

L’anno scorso purtroppo è finita in questa maniera.

Ma con orgoglio, quest’anno va diversamente, e Via Libertà questa volta la conquisto totalmente in sella alla bicicletta.

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Psicologicamente Coppa Asteria per me finisce qui, se anche a Castello salirò a piedi non importa, una salita a piedi a edizione me la posso concedere.

Pochi minuti più tardi e come immaginavo, a metà salita di Castello sono impallato e costretto a farmi il pezzo più duro a piedi. Mannaggia.

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La cosa più bella di questa salita è la sorpresa inaspettata, infatti faccio amicizia con Stefano, un ragazzo di Brescia, che è esattamente nelle mie stesse condizioni.

Ripartiamo alternati un po’ a piedi e un po’ in bici, e intanto chiacchieriamo.

Con tanta tanta tanta pazienza, arriviamo in cima, e incontriamo anche il simpatico gruppo dei Fulgenzio Tacconi, con i quali faremo le ultime due salite: San Rocco, 3 gocce, ma soprattutto Colle Zanino, 4 gocce.

Colle Zanino, ultima salita, è la vera essenza di tutta questa Coppa Asteria: salita cattiva su cemento rigato che si conclude con gli ultimi cento metri di sterrato a base di pietre aguzze pronte a perforarti il copertoncino.

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Davvero geniale concludere le salite con questa ciliegina sulla torta.

Finalmente questa sofferenza è finita, ed è giunto il momento di festeggiare questa impresa al pasta party!

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Mattia, stampatore del mio merchandising ufficiale contro La Popolare, gentilmente mi ha fatto più copie dei miei gadget personalizzati.

Confesso che il divertimento più grande è stato quello di distribuire le targhette proprio ai componenti della squadra! Ho ancora nelle orecchio il ragionamento psichedelico fatto con Luca Vertical.

Ed ancor più bello è che tutti hanno apprezzato con estrema gioia il mio gesto, manifestando un discreto apprezzamento. Che gran signori questi Popolari.

Addirittura il buon Aldo Mangione è stato disposto a pagarmi ben 50 euro per avere le 2 targhette commemorative.

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Aldo, mi raccomando, fanne buon uso!

Nei giorni successivi, sulla pagina Facebook ufficiale di Coppa Asteria, i Popolari si sono perfino prodigati nel ringraziarmi personalmente! (degne di nota anche le parole dolci nei confronti dei Fulgenzio Tacconi).

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Il prossimo appuntamento è a Firenze alla Muretti Madness per chiudere il Trittico, se siete indecisi non abbiate dubbi, andate, vi assicuro che non vi pentirete.

Ora, per concludere, la profonda considerazione che posso fare è questa:

più insulti la Popolare e più loro ti amano, ma la cosa ancora più assurda è che il sentimento è reciproco.

Grazie a tutti per questa giornata meravigliosa, Vi voglio bene ragazzi!

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Grazie come sempre al mio correttore di bozze Daniele, sempre puntale e preciso.

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