Maddalena, Bonette, Lombarda

Il Bernina è decisamente la mia salita del cuore, credo di averla fatta almeno 7 volte nella mia vita.

Da qualche anno a questa parte, nella settimana del mio compleanno, cerco di organizzare un giro in bici proprio in cima a questo passo meraviglioso, ma per un imprevisto o per altro non ci sono ancora riuscito.

Quest’anno sembrava l’anno buono,  ma arriva un messaggio di Mattia all’ultimo che mi dice: “ma perchè invece del Bernina non facciamo l’anello Maddalena, Bonette, Lombarda?”

Un giro da 160 km per oltre 4000 metro di dislivello: anche se non sono in ottimo allenamento mi lascio ingolosire… tre passi inediti in una volta sola… accetto subito!

Fare questo giro in giornata da Milano non è semplice, sveglia alle 4, partenza alle 5, più di tre ore di auto… insomma: si inizia a pedalare verso 9 da Vinadio.

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Sulla carta il meteo sembra bello, ma mentre ci avviciniamo in auto i nuvoloni neri sulle montagne non sono di buon auspicio. Ma dopo tutta questa strada in auto ci fidiamo delle previsioni e partiamo lo stesso.

Mattia che ha già fatto il giro consiglia di farlo in senso antiorario: in questa maniera però il passo più semplice e pedalabile si fa subito, e non sul finale dove saremo sicuramente più stanchi.

Il Colle della Maddalena è a 1996 metri di quota, un 2000 mancato in stile San Marco.

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La salita parte appunto da Vinadio, 900 metri di quota, e la sua lunghezza è di ben 31 km.

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Fortunatamente non presenta nessuno strappo, siamo freschi e allegri, chiacchieriamo e ridiamo un sacco  facendo i finti Poser, il sole dopo un paio di km torna di nuovo a farci compagnia… che cosa vogliamo di più dalla vita?

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Dopo un passaggio che costeggia un meraviglioso laghetto alpino, in men che non si dica siamo in cima al passo e un gregge di pecore sembra attenderci per salutarci al nostro passaggio (probabilmente riconoscono i due pecoroni). #allsheepshit

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Dopo qualche foto ripartiamo e subito entriamo in territorio transalpino, di colpo cambia paesaggio e soprattutto manto stradale, decisamente più curato.

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Ci godiamo la meravigliosa e lunghissima discesa che ci porta a Jausiers.

E’ una bellissima giornata di sole, poche auto in giro, è un piacere pedalare così.

Arrivati in paese facciamo una pausa Coca Cola prima di goderci la storica salita al Col de la Bonette.

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Questa salita sarà decisamente più impegnativa della precedente: 24 km di lunghezza con 1400 metri di dislivello, ma soprattutto arrivo al Colle a quota 2715.

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La salita parte subito con pendenze decisamente superiori rispetto alla Maddalena, ma io sono particolarmente adrenalinico e nei primi 3 km inizio a parlare a raffica senza sosta con Mattia. Lui in risposta rimane misteriosamemente in silenzio ad ascoltarmi, fino a quando sbotta: “senti Matteo, al bar davanti a una birra ti ascolterei con piacere, ma ora te ne vuoi stare zitto?”

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Di colpo entro nel mio mutismo, vorrei scattare ed abbandonarlo, ma alla fine decido di sfogare la mia ilarità facendo foto a Mattia e al paesaggio, e di colpo lui sbotta di nuovo: “io non capisco come fai a pedalare così, ma ti vuoi godere la salita?”

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Basta: oltre che pedalare in silenzio ora non posso più fare nemmeno foto. Arrivati a casa se lo scorda che gli passo tutte le foto fatte durante la giornata.

I km che si percorrono da quota 2000 fino alla cima sono davvero stupendi.

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Nonostante siano comparse nuvole che oscurano il sole, il paesaggio è davvero magico, c’è perfino ancora la neve!

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Una volta arrivati in cima facciamo qualche foto, in particolare ne faccio una in onore a Max e al suo Giro del Demonio: per giri over 4000 di dislivello il suo cappellino è d’obbligo!

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Dopo il Colle dell’Iseran, il Passo dello Stelvio e il Colle dell’Agnello, il Colle della Bonette è un dei valichi alpini più alti d’Europa. La particolarità di questa salita è che per tutto il percorso ci sono cartelli che erroneamente dicono così: “Route de la Bonette: La plus haute d’Europe alt. 2802”.

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Tralasciando il fatto che esistono strade europee che arrivano a quote ancora più elevate, in realtà il Colle è a quota 2715, ma i francesi hanno creato una specie di asola stradale che dal passo ti permette di fare un giro ad anello attorno alla Cima per raggiungere quota 2802 metri, rigorosamente a senso unico.

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Sinceramente la cosa mi pare un tantino ridicola, e per non essere complici di questa falsità, alla fine decidiamo di non farla.

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Sull’onda dell’entusiasmo decidiamo perfino di architettare uno scherzo ai nostri amici. Infatti Mattia si fa un video dove dice che mi sta aspettando da un quarto d’ora, ma in realtà sono dietro al suo cellulare.

Sono le due del pomeriggio, ci prepariamo alla discesa per poi metterci alla ricerca di un locale per pranzare, la fame inizia a farsi sentire.

Tragedia delle tragedie: stanno per trasmettere la partita della nazionale Francese e nei locali ci rimbalzano dicendo che hanno finito il cibo. Sarà vero?

Finalmente troviamo un locale che ci accetta: sono le tre e mezza e la mia fame è esagerata.

Alla fine mangiamo un tagliere di formaggi, un tagliere di salumi, un gelato, una birra, una coca cola e un caffè, ma sento che non sono per niente sufficienti a tamponare la voragine che ho nello stomaco.

Durante il pranzo continuiamo scherzosamente a mandare foto agli amici della mia finta crisi.

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Crisi finta
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Crisi finta

Confesso che i messaggi ricevuti da un amico in particolare, di cui non posso rivelare il nome, mi feriscono parecchio: la sua felicità nel vedermi in crisi è alle stelle, e gli insulti che ho ricevuto dicendo che mi stava bene mi hanno segnato parecchio. Me ne ricorderò.

Una volta ripartiti, sento qualcosa di strano, le gambe non girano a dovere e faccio perfino fatica a pedalare in scia a Mattia in discesa: ho un brutto presentimento.

Dopo qualche km siamo costretti ad una sosta nel bosco, Mattia denudandosi completamente si deve togliere una spina dal fondoschiena, probabilmente l’ha presa dalla panca del locale in cui abbiamo mangiato.

Dopo questa scena orribile inizia la salita.

Colle della Lombarda, salita di 21 km, 1500 metri di dislivello con arrivo a 2350 metri.

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Ho ancora la mantella addosso, dico a Mattia di iniziare a salire senza aspettarmi, giusto il tempo di sistemarmi, ripartire e dovrei recuperarlo nel giro di qualche km, ma purtroppo così non va.

Come direbbe Mattia: Game Over.

Sono cotto, una crisi incredibile pervade tutto il mio corpo e il mio spirito.

Sono perfino senza cibo nelle tasche, ho calcolato male i rifornimenti, ma fortunatamente ho la borraccia piena, unica consolazione.

Mattia dopo un paio di km, preoccupandosi per me si ferma ad aspettarmi, ed io una volta raggiunto, mi fermo accanto a lui, gli consegno le chiavi della mia auto, e mi accascio a terra.

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Crisi vera

E’ la fine.

Gli dico di andare per i fatti suoi e di non aspettarmi, ho bisogno di vivere questa sofferenza in solitudine.

Ciò che scherzosamente abbiamo inscenato per tutto il giorno ora mi si sta ritorcendo contro, per somma gioia del mio amico anonimo che mi sta gufando da casa.

Mentre sono accasciato a terra, Mattia, pensando di farmi un favore, mi svuota la borraccia per riempirla di acqua fresca che percola dal soffitto della galleria: ma questo è un pazzo! Non ho per niente voglia di farmi una dose di Escherichia coli.

Ora, oltre che senza cibo sono anche senza acqua.

Piano piano riparto e a un paio di km dalla cima, precisamente a Isola 2000.

hdrMattia mi aspetta per indicarmi una fontanella. Durante l’attesa ha perfino recuperato una cazzuola per intrattenersi nell’attività preferita dai bergamaschi.

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Dai, manca davvero poco!

In un modo o nell’altro in cima ci sono arrivato, ricordo addirittura di aver fatto perfino uno scatto della disperazione a poco meno di un km della cima, tutto inutile e soprattutto sgridato ingiustamente da Mattia.

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Il momento in cui arriviamo in cima e conquistiamo questo stupendo passo non lo dimenticherò mai.

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Siamo al tramonto, il sole è basso, e i colori che si sprigionano dai raggi che attraversano le nuvole sono unici.

Le nostre ombre si allungano, sembra la fine del mondo!

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La ripartenza poi è dolce e piacevole, piano piano costeggiamo il laghetto e il falso piano attorno a noiche meraviglia la natura, che meraviglia la montagna.

Ora so che non c’è più un metro di salita e mi godo la meravigliosa discesa senza incontrare praticamente nessun essere umano, ma solo marmotte.

Verso le 8 siamo all’auto, tutta la fatica e la stanchezza si trasforma in gioia per il giro appena concluso.

Ora ci aspetta il lungo ritorno in auto, ma soprattutto un bel paninozzo da McDonald’s.

Per la cronaca: l’amico misterioso il giorno successivo si è scatenato mandandomi queste vignette.

So che ora stai leggendo: sappi che prima o poi arriverà la mia vendetta!

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traccia Strava a questo link:

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