Roberto Maggioni

Ho conosciuto Roberto Maggioni alla Rondonnée delle foglie morte del 2008 e avevo capito subito che è una persona particolarmente piacevole, semplice e umile.

Quel giorno non immaginavo minimamente il suo Curriculum Ciclistico:

AGONISTA DAL 1980 AL 1993 CON 20 VITTORIE IN CARRIERA.
1985
– CAMPIONE LOMBARDO CRONO INDIVIDUALE
– CAMPIONE ITALIANO CRONO INDIVIDUALE
1986
– CAMPIONE LOMBARDO CRONO INDIVIDUALE
– VICE CAMPIONE ITALIANO STRADA
– CAMPIONE ITALIANO CRONO INDIVIDUALE
– CAMPIONE DEL MONDO CRONO A SQUADRE (70KM)
1987
– CAMPIONE ITALIANO CRONO INDIVIDUALE
1988
– 5° POSTO GIOCHI OLIMPICI SEUL CRONO A SQUADRE (100KM)
1990
– 10° POSTO CAMPIONATO DEL MONDO CRONO SQUADRE (100KM)
2003
– PARIS-BREST-PARIS (1240 KM IN 78 ORE)
2004
– SICILIA NO-STOP (1030 KM IN 68 ORE)
2007
– 200 KM NERVIANO
– 300 KM CORSICO
– 400 KM CASSANO MAGNAGO
– 600 KM CASTANO PRIMO
– 500 KM MORELLY-DAY (RADUNO NAZIONALE RANDONNEUR)
– GF MILANO-SANREMO 10° CLASS. (42° ASS)
– GARA INVERUNO 2° CLASS.
– GARA CASOREZZO 7° CLASS.

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Quasi sicuramente lui non si ricorderà nemmeno quel nostro primo incontro, ma per me, un novellino del mondo del ciclismo, “Roberto Maggioni” era già diventato un mito!

Grazie a Facebook sono riuscito a mantenere i contatti con lui, e devo ammettere che seguirlo è davvero un piacere e uno spasso.

Ho impostato l’applicazione sul telefono in modo tale che tutte le volte che Roby pubblica qualcosa le sue notizie mi compaiano prima delle altre.

Al mattino quando mi sveglio, magari stanco e assonnato, mi piace particolarmente ricevere il buongiorno dai suo Post sempre allegri e pieni di carica ed energia positiva.

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Sono davvero rari i Post in cui si lamenta di qualcosa.

Un’altra cosa che mi piace di lui è l’amore per i suoi gatti.

Li amo anche io e tutte le volte che vedo le foto dei sui gattoni ho il “Mi Piace” facile su Facebook.

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Come ho raccontato in un precedente articolo, l’Alpe Giumello è una delle salite che ho nel cuore, e da qualche anno a questa parte ogni tanto ho provato a invtare Roberto per farla assieme.

Un paio di settimane fa, dopo aver visto passare a Vendrogno il Team Formaggilandia, scrivo a Roberto così:

“Roby, ho visto passare i tuoi compagni di squadra dal paese, quand’è che vieni a fare Giumello con me?”

La sua risposta è arrivata pronta e decisa: “Domenica prossima la facciamo assieme”

Panico.

Fare una salita con Roberto Maggioni?

Va beh che lui è un passista, ma sono pazzo? In quale pasticcio mi sono messo?

Il giorno prima ci messaggiamo per darci appuntamento a Bellano, mi dice addirittura di fare la salita ADAGIO, ma chi ci crede? Mai fidarsi dei ciclisti.

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Per l’occasione e in concomitanza con il Tour de France mi metto la maglia bianca miglior giovane, lui se ne accorge subito e ci scambiamo qualche battuta sulla nostra età.

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E’ ora di partire, pronti via la salita inizia subito, doppio tornantino nel giro di 200 metri, guardo il cardio e sono già fuori soglia.

E ora come faccio? Ma che figura faccio?

Devo inventarmi qualcosa.

Ho un’idea: lo devo far parlare, parlare, parlare, ma soprattutto io devo stare zitto e recuperare.

Nel mio cervello iniziano le equazioni matematiche, devo pensare alla domanda che richiede la risposta più articolata possibile.

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E di colpo ho l’illuminazione: “Roberto, come è nata la tua passione per la bicicletta?”

Sono un genio, per 20 minuti abbondanti posso stare zitto e ascoltarlo.

Ascoltarlo è una parola grossa, sono un uomo, pedalare e ascoltare sono due cose che devo fare in contemporanea, come posso riuscire?

Proprio per questo ho un ricordo estremamente vago di tutto quello che mi ha raccontato, ma cercherò di riportarlo nella maniera più fedele possibile.

Roberto inizia nel raccontarmi di come la sua carriera sportiva sia iniziata nel calcio, come portiere della squadra del suo paese.

Fortunatamente la sua scarsa predisposizione per il pallone fa sì che finisca subito in panchina, e stufo per questa posizione scomoda, si butta nel ciclismo e i risultati si vedono subito.

Le vittorie arrivano a breve e, dopo essersi messo in mostra, inizia la sua carriera da professionista.

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Inizia a snocciolarmi annate, gare, campionati italiani, campionati mondiali, olimpiadi!

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Vorrei riportarvi per filo e per segno ogni racconto o aneddoto, ma purtroppo sarà sicuramente distorto dalla realtà in quanto sono parzialmente distaccato dal mondo che mi circonda.

Mi colpiscono però due aneddotti particolari.

Il primo è di un suo rammarico, un marciapiede preso con il pedale ad un campionato del mondo in cui si sentiva tra i protagonisti.

Il secondo riguarda le olimpiadi, mi racconta di quando con la squadra era partito in aereo per Seoul, ma purtroppo le biciclette sono rimaste a terra e arrivate giorni dopo.

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Altri racconti me ne ha fatti sicuramente, ma ciò che mi ha toccato maggiormente il cuore è stato il ricordo di Fabio Casartelli e Marco Pantani.

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Anche solo nel sentirgli pronunciare questi due nomi ho percepito grande emozione e commozione, e la pelle d’oca mi è venuta più di una volta ascoltando ricordi e aneddoti su di loro. Le sensazioni di stima e rispetto che Roberto ha verso questi due grandi campioni è qualcosa che non riesco a spiegare con le parole. Credo che questo sia stato l’unico momento in cui sono riuscito ad ascoltare in maniera precisa e attenta.

Gli chiedo anche di raccontarmi un po’ della sua Randolario, gara che si disputerà il prossimo 23 settembre. Con orgoglio gli ricordo che sono riuscito a partecipare a ben cinque edizioni!

Arrivati a Vendrogno la tappa alla fontana per riempire la borraccia è qualcosa di sacro per i ciclisti, ho anche l’occasione di mangiare qualcosa per recuperare prima di affrontare i km più duri della salita.

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Ecco da questo momento in avanti i ricordi sono molto confusi, credo di ricordare di avergli chiesto di farmi vedere come si fa uno scatto in salita per massacrare un avversio, e la risposta è stata secca e decisa:

Mettere il 52 e fare uno scatto.

in 10 secondi credo che mi abbia dato 500 metri di distacco.

La cosa più roccambolesca è che a un certo punto ho tentato pure io di farlo, ma il mio cambio non ne voleva proprio sapere di salire sulla corona più grossa davanti, e a malincuore ho rinunciato.

Parlando di rapporti della bicicletta gli chiedo cosa monta davanti, e quando scopro che ha il 52 x 36 lo prendo un po’ in giro: “Roberto, non sei né carne né pesce!” e una bella risata confesso di avergliela strappata.

Arrivati in cima la gioa che ho provato è davvero tantissima, pedalare l’Alpe Giumello con un grande amico e campione mi riempie di soddisfazione e orgoglio. Inontriamo anche Stefano, amico di Roberto, con il quale facciamo una bella chiacchierata.

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È ora di scendere e una volta arrivati a Taceno è il momento di togliere la mantella e affrontare il falsopiano della Valsassina.

Avevo promesso di accompagnarlo per un pezzo, ma la paura di mettermi a pedalare con un passista come lui mi spaventa parecchio, decido quindi di non rovinare la giornata, e lo saluto definitivamente, preferendo ritornare a casa con il mo ritmo tranquillo e pacifico.

Anche se Roberto si metterà a ridere, per me è stato davvero come se avessi realizzato un sogno nel pedalare con lui. Oltre che essere un campione sportivo, per me è anche un campione nella vita vera. Un personaggio da seguire e da prendere come esempio.

Infine, ma non per questo meno rilevante, vorrei ricordare una cosa molto importante: si dice che dietro a un grande uomo ci sia sempre una grande donna. Non dimentichiamoci di sua moglie Nadia, vi assicuro che per lui è un grande punto di riferimento!

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