Bernina, il primo amore non si scorda mai

Le previsioni ultimamente non ci azzeccano parecchio, anche per domani danno pioggia, ma spero e confido nell’ennesimo errore di questa estate un po’ atipica.

Con con molta audacia (o ignoranza) punto la sveglia alle 6 del mattino, preparo sulla sedia due kit di abbigliamento: uno per un giro da 60 km, l’altro per un giro un po’ più lungo. Domani mattina, una volta aperta la finestra e guardato il cielo, deciderò il da farsi.

Sono le 6, spengo la sveglia del telefono e al buio, nel silenzio del mio letto, cerco il rumore della pioggia sul tetto, ma non sento nulla, vuoi vedere che le previsioni sono sbagliate davvero?

Aspetto fino alle 6.10, non ho per niente voglia di alzarmi, mi rigiro nel letto e mi dico: sono in vacanza, ma chi me lo fa fare? Ma so che non sono lucido e ancora nel mondo dei sogni, devo reagire ed alzarmi, so che me ne pentirò se non lo faccio.

Mi alzo, apro la finestra, guardo la Grigna e non vedo nessuna nuvola, evvai si pedala! Giro lungo, anello San Marco e Culmine San Pietro in arrivo!

Giusto il tempo di fare una colazione al volo e mi preparo per uscire, un po’ di cibo in tasca e le ultime indecisione sull’abbigliamento:

Porto i manicotti? Ma si dai, un po’ di peso in più ma anche se siamo in estate me lo porto per sicurezza.

Mantella pesante o leggera? San Marco è un 2000, portiamo la pesante, si sa mai che cambi il tempo.

Gilet? Ma no dai, non esageriamo.

6.45 sono in strada pronto per partire, riempio la borraccia come da tradizione alla fontanella di Vendrogno, e nel frattempo scruto il cielo. A differenza di quando mi sono svegliato, si è già riannuvolato, va bhe, parto lo stesso.

Discesa veloce verso Bellano e poi lungo lago passando per Dervio e Colico.

Mi messaggio velocemente con Alegas per un eventuale incontro sul San Marco, ma  purtroppo non riusciamo a organizzare il rendez vous.

A Colico lascio il lago e mi dirigo verso Morbegno dove dovrebbe iniziare la salita, la montagna sulla destra però è coperta da nuvoloni tutti neri.

Che fare? Oggi non voglio bagnarmi.

Guardando in cielo noto che sul fondo della Valtellina non ci sono nuvole, e nel giro di pochi secondi cambio programma.

Tiro dritto verso Tirano, oggi si fa il Bernina!

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Il Bernina per me ha sempre avuto un significato particolare, è la prima salita seria che ho fatto in bicicletta da solo, la mia prima avventura!

Della mia prima ascesa ricordo sempre con il sorriso la mia incoscienza e impreparazione, e questa imbarazzantissima foto ne è una testimonianza.

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Ma come ben si sa, il primo amore non si scorda mai, e la gioia provata quel giorno difficilmente me la scorderò.

Arrivo a Tirano con 90 km già pedalati, e prima di iniziare la lunghissima salita di 36 km mi godo una seconda colazione con cappuccio e due brioches.

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Riparto con un piacevolissimo e caldo sole, e nel pensiero mi dico: vedi? Le previsioni sbagliano sempre.

Tirano è a quota 438, e la prima parte di salita lunga 10 km, onestamente, è la parte più brutta: trafficata e con paesaggio modesto, unica nota di merito è il bellissimo trenino rosso, patrimonio dell’Unesco, che costeggia il percorso stradale.

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Arrivati a Miralago, a quota 960, la strada spiana di colpo, e lo scenario cambia magicamente.

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Si costeggia per 8 km il meraviglioso lago di Poschiavo, e mentre si prende fiato è il momento giusto per mangiare qualcosa prima degli ultimi 19 km di salita.

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Arrivati a Poschiavo la pacchia è finita, e la strada entra in un fittissimo bosco per diversi km.

Fa davvero caldo, e gestisco l’acqua fino alla fontanella della Rosa, a quota 1878, dove finisce il bosco e la strada si apre dinnanzi alla coreografica catena alpina, anfiteatro di questa magica salita.

Alla fontanella, dopo aver riempito l’acqua, mi verso in testa un paio di borracce fredde per rinfrescarmi, fa davvero troppo caldo, viva le previsioni sbagliate!

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Giusto il tempo di arrivare al bivio per Livigno, che mi trovo nel bel mezzo di un temporale invernale. Sono a quota 2000 mt, mancano 4 km, e sono in pantaloncini corti maglietta e mantellina.

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Rinunciare non se ne parla nemmeno, voglio raggiungere la cima lo stesso, stringo i denti e faccio quest’ultimo sforzo al freddo.

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Arrivato in cima mi rendo conto di non essere l’unico pazzo, incontro un altro ciclista inzuppato come me, e riesco a convincerlo un po’ controvoglia di fermarsi a fare qualche foto, dobbiamo immortalare questo momento di ignoranza.

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Siamo a quota 2330, e subito dopo le foto mi dirigo verso l’Ospizio poche centinaia di metri più sotto, e mi rendo conto che la discesa non sarà semplice.

Appoggio la bici sotto la tettoia, con incredibile sorpresa scopro che ci  sono altri ciclisti, circa una ventina, tutti a ripararsi all’interno.

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Una volta entrati nel rifugio assisto a delle scene tragiche: noto ciclisti spaventati e sconvolti dal temporale, uno addirittura in lacrime. Sento alcune telefonata di un ciclista che cerca disperatamente qualcuno che venga a prenderlo in auto. Vorrei andare ad incoraggiarli, ma non vorrei peggiorare la situazione.

Mi do tempo un quarto d’ora per capire il meteo, le nuvole nere sembrano diminuire. Tolgo la mantella, metto i manicotti, rimpiango il gilet che non ho preso, rimetto la mantella e riparto.

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Il forte temporale è finito, nonostante il freddo mi godo la discesa sotto una leggera pioggia verso Sankt Moritz. Il passaggio a Pontresina, dove si vede il ghiacciaio sempre più ridotto, ha un fascino particolare.

Arrivati a Samedam la pioggia diminuisce, inizio ad avere fame, ma voglio arrivare a Chiavenna, sarebbe troppo pericoloso fermarsi e ripartire ancora in discesa al freddo.

Attraverso l’Engadina e i suoi pittoreschi laghi e prati per raggiungere il passo del Maloja, ovviamente tutto con vento contro. Questa è una zona particolarmente ventosa, rinomata soprattutto per chi pratica il kite surf.

L’arrivo al Maloja è di nuovo tragico, sono a 1815, e fa di nuovo freddo, sento acqua dappertutto, mi metto a ridere come un cretino, mi do del deficiente, accendo le luci e riparto. Si, accendo le luci perché sono pure immerso nella nebbia.

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Ora ho un unico obiettivo: Moreschi a Chiavenna, dove mi aspetta il carbo power.

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La lunghissima discesa verso Chiavenna sono costretto a farla molto piano, in questa situazione mi piacerebbe avere i freni a disco. Costeggio la bellissima cascata d’acqua di Acquafraggia, ma in questo momento la cascata la sento io tutta addosso.

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Arrivo finalmente da Moreschi a Chiavenna. Piove ancora molto forte.

L’aria condizionata all’interno mi costringe a stare fuori. Mi merito una bella pausa.

Quest’anno, a differenze del giro dell’anno scorso sullo Spluga, non commetto lo stesso errore. Ricordo che qui c’erano 40 gradi e avevo ordinato pizza con acciughe e salame piccante. Oggi invece, con 25 gradi in meno, prendo Coca Cola, pizza al tonno e zucchine, pizza con wurstel, una puccia alle olive e un pasticciotto.

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Dopo qualche messaggio su whatsapp ad amici, e un buon cappuccino per riscaldarmi, riparto di nuovo sotto la pioggia.

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Per la prima volta nella vita riesco ad azzeccare al primo colpo l’ingresso nella ciclabile della Valchiavenna che percorro in solitaria fino al lago di Mezzola.

Arrivato a Colico riprendo la strada che costeggia il lago che mi riporta fino a Bellano. Per la prima volta non soffro il caldo torrido di questa zona, che in agosto è davvero notevole.

La fontanella di Bellano è una sosta obbligatoria, per questo mi fermo prima dell’ultima salita verso Vendrogno.

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Si è alzato il vento e finalmente ha smesso di piovere, dopo tante ore alla fine mi rimetto in maglietta a maniche corte.

Questa salita affrontata con le luci del tramonto, con l’aria ancora piena di quella freschezza del temporale appena passato, mi fa godere ancora di più questo momento. Nonostante i 240 km nelle gambe mi sento ancora lucido e frizzante.

L’arrivo a Vendrogno è come sempre ricco di soddisfazione. La mia famiglia che mi aspetta alla fontanella è il premio.

Nel momento in cui premo il tasto “Stop” sul Garmin sono consapevole di aver preso una bella lezione oggi: le previsioni non sbagliano mai!

….o quasi.

Traccia Strava del giro a questo link:

https://www.strava.com/activities/1769674901/embed/83fb0ff8f041b821995a7de16312c666eb1f9bff

Cattura
244.5 km – 3900 metri di dislivello
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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Paolo ha detto:

    Le previsioni dell’aeronautica Militare non sbagliano mai…. diffidare dagli alti.
    Quel poverino che piangeva chissà che previmeteo ha visto 🤣🤣

    Piace a 1 persona

    1. Grazie Paolo! D’ora in avanti mi fiderò solo di quello. Ma intendi meteoam?

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  2. massimolegnani ha detto:

    Complimenti! 240 km con 2000 metri di dislivello e quelle condizioni meteo sono un’impresa titanica che ti ha giustamente riempito di soddisfazione. Io avevo tentato il giro a rovescio partendo da colico ma a silvaplana ho beccato una nevicata fuori stagione e ho dovuto rinunciare. Ma riprovero’, gambe ed eta’ permettendo.
    ml

    Piace a 1 persona

    1. Grazie Massimo!eh si la neve fuori stagione è impegnativa. Dai che ce la fai a fare il giro!

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