Vivione e Presolana

Un’antica leggenda narra che la città di Nardò fu fondata dove un Toro, raspando nel terreno con lo zoccolo, fece zampillare dell’acqua.

Una leggenda più moderna racconta invece che Daniele, soprannominato lo “Storione”, nacque proprio da questa fontana.

Quest’estate Mattia, come un novello Indiana Jones, partì alla volta di Nardò per rendere omaggio a questi luoghi sacri.

Successivamente, a distanza di un paio di settimane da Mattia, durante il mio Tour nel Salento, anche io ho voluto rendere omaggio alla fontana miracolosa ma soprattutto mi sono sfondato di Pasticciotti. 

La quantità di energia positiva che io e Mattia abbiamo portato a casa dopo questa esperienza è indescrivibile, ed è così che per il nostro primo giro in bici “nordico” abbiamo deciso di partire in un maniera particolarmente originale: Mattia mi ha preparato un Pasticciotto casalingo fatto con le sue sante manine, rinominato il “Paciotto”!

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Il Paciotto

La premessa che mi ha fatto prima che lo azzannassi voracemente ha però raffreddato il mio entusiasmo, ha esordito dicendomi: “certo che se il pasticcere sbaglia le dosi di preparazione rischia di avvelenare i clienti”. 

Confessandomi il suo ingrediente segreto ero alquanto preoccupato, ma avevo bisogno di energie preziose per il giro in bici che mi aspettava, mi sono tappato il naso e ho buttato giù tutto. 

Ero sicuro che questa bomba calorica mi avrebbe dato un’autonomia di almeno 90 km di pianura.

Cattura
185.5 km – 2900 metri di dislivello

Partiamo quindi da Scanzorosciate, direzione lago di Endine, è una fresca mattina di settembre e il passaggio sulla Tribulina è un grande classico, dobbiamo sciogliere le gambe ancora imbastite dal pasticciotto appena mangiato.

Dopo il passaggio a Sovere e poi Lovere (mamma mia che fantasia) iniziamo a percorrere la Valcamonica. 

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La strada costeggia il fiume Oglio ed è proprio in questa zona che accade un evento che ha a dir poco dell’incredibile, il sogno di ogni ciclista represso magicamente si realizza! E vi spiego il perché. 

Io e Mattia procediamo diligentemente in fila indiana, come dovrebbero fare tutti i ciclisti, siamo su strada con diritto di precedenza quando all’improvviso, dalla destra e senza nemmeno considerarci, un’auto irrompe all’ultimo davanti a noi tagliandoci la strada e rischiando di speronarci. 

La stessa identica dinamica l’ho vissuta a maggio, accompagnata purtroppo da una visita al pronto soccorso e qualche punto di sutura sul volto. Ma oggi per fortuna va diversamente, riusciamo roccambolescamente a evitare l’impatto, e dopo lo spavento, inevitabilmente partono gli insulti, ma mentre ci voltiamo verso la macchina vediamo un’auto dei vigili pronta a fermare l’auto, e subito nella mia mente parte la canzone di JAX “palettina rossa macchinina blu, patente libretto prego scenda giù, è un controllo? ahhh bella controllami ‘sto bollo!”

La soddisfazione provata in quel momento è stata davvero epica!

Dopo questa incredibile coincidenza ripartiamo gasatissimi e dopo una sosta veloce a Breno per un caffè, ritorniamo a raccontarci le nostre avventure vissute in Salento nell’estate appena trascorsa, ed è proprio quì che accade un secondo evento incredibile: mentre parliamo di Nardò e dello Storione, di colpo appare il cartello NARDO’!

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In realtà è il cartello del paese di Niardo, ma il nostro cervello è stato  talmente condizionato dai nostri desideri che ci ha fatto leggere in contemporanea la scritta Nardò, che abbiamo ancora nel cuore (da notare anche la scritta Via Nazionale, nome della nostra squadra, “Nazionale del Prosecco”).

Dopo questi due eventi incredibili prendiamo coscienza che oggi nulla ci potrà fermare, e dopo pochi km iniziamo la salita al Passo del Vivione.

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E’ una salita per me inedita, ne ho sentito tanto parlare da Mattia e da un recente articolo sul blog del Mog, e sono davvero incuriosito, lunga 20 km con 1400 metri di dislivello, sicuramente da non sottovalutare.

Partiamo piano e agili, e subito capisco perchè tutti decantano il Passo del Vivione: è davvero meraviglioso!

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Ipnotizzato dall’ambiente che mi circonda smetto di guardare il Garmin, cerco di pedalare tranquillo e rilassato, mi voglio godere questa stupenda striscia di asfalto che taglia la natura. Si, perchè tutta la prima parte della salita attraversa un bosco, rendendo fresca e piacevole l’atmosfera che mi circonda.

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La carreggiata si restringe parecchio a una corsia sola, non è una strada particolarmente consigliata alle automobili, infatti se si dovessero incrociare due auto il passaggio risulterebbe difficoltoso, insomma, è la salita ideale per bici ma soprattutto per moto, che incrociamo a decine se non centinaia.

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I km passano uno dietro l’altro, l’ambiente una volta usciti dal bosco cambia repentinamente, infatti di colpo mi sembra di essere circondato da un paesaggio di alta montagna quando invece, guardando l’altimetro, ci troviamo a soli 1500 metri di quota.

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Gli ultimi km ce li godiamo attraversando alcuni pascoli di mucche, incontriamo anche un amico di Mattia, compagno di non so cosa di sci alpinismo, con il quale mi spaccio a tradimento come responsabile delle Alpi Meridionali del Salento.

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L’arrivo in cima è sempre particolarmente gratificate, ma in questa occasione lo è ancora di più: chi l’avrebbe mai detto che questa salita fino a qualche mese fa per me sconosciuta mi avrebbe trasmesso così tante emozioni?

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E’ ora di mangiare e decidiamo di non fermarci al ristoro sul passo, monopolizzato da soli motociclisti, ma scendere verso Schilpario.

La discesa è particolarmente tecnica e la carreggiata ancora più stretta, asfalto irregolare e tantissime curve, bisogna disegnare con attenzione ogni traiettoria. A un certo punto, dinnanzi all’arco alpino che mi si presenta davanti mi sembra perfino di essere sulle dolomiti, incredibile.

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La strada è davvero difficile da guidare, mentre prendo velocità in un piccolo rettilineo, centro una buca e sento un rumore secco seguito da un lungo sibilo proveniente dalla bici, subito penso di aver bucato il tubolare, ma dopo essermi fermato mi accorgo che è tutto a posto, ma cosa è successo?

Ho perso la borraccia portaoggetti contente il tubolare di riserva e la falsa maglia, attrezzi indispensabili.

Sulla strada non vedo niente, risalgo a piedi un centinaio di metri ma nulla, mannaggia, mi scoccerebbe parecchio perdere questi oggetti preziosi.

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Mattia, nel vano tentativo di aiutarmi, esce con questa perla “io non ci vedo benissimo, ma mi sembra di vedere la borraccia là in fondo”.

Il suo “là in fondo” corrisponde al fondo di un dirupo fangoso ricoperto da sterco di mucca.

Cosa fare?

Per un attimo penso di andare giù a piedi nudi, ma poi mi accorgo che non saprei come pulirmi, così decido di sacrificare scarpe e tacchette e scendere in questa poltiglia.

Mi sembra di giocare a Prato Fiorito sul mio PC, ad ogni passo sono a rischio Boasa, ed ogni tanto qualche “bomba” la prendo.

Ma la cosa peggiore è che più mi avvicino al punto indicato da Mattia e più mi accorgo che ciò che vedeva da lontano con la sua vista di falco, non era altro che una grossa massa solidificata di deiezione bovina.

Per non essere volgare risparmio il racconto della la mia sobria reazione nei confronti di Mattia.

Risalgo allegro e spensierato questo dirupo e mi riporto sulla strada, mi devo mettere nuovamente alla ricerca del portaborraccia, chissà dove sarà.

Dopo qualche minuto a malincuore desisto, ed è proprio quello il momento in cui, a pochi metri dalla mia bici, ritrovo il mio amato oggetto nel prato.

Il problema da risolvere ora sono le scarpe, la suola è completamente infangata con numerose tonalità di marrone, e le tacchette non si attaccano più ai pedali: che disagio.

Con un po’ di pazienza riesco di nuovo ad agganciarle e ripartire, ora il nostro prossimo obiettivo è il cibo, siamo affamatissimi!

Nonostante questo imprevisto sono riuscito ad apprezzare moltissimo anche la discesa, entrambi i versanti del Vivione sono di una bellezza sorprendente.

A Schilpario, dove termina la discesa, decidiamo di fermarci per mangiare in un locale. Non appena la cameriera si avvicina per esporci il menù del giorno io esordisco con questa frase: “Vorremmo il piatto più abbondante che avete!”.

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Il risultato è un bel piattone di tagliatelle con capriolo accompagnate da una freschissima Radler. Io non sono riuscito nemmeno a fare la foto al piatto, appena posato sul tavolo, sono partito a razzo senza esitazione.

Fortunatamente Mattia a metà si è interrotto, giusto per prendere fiato, ed è riuscito a fare almeno una foto, giusto per avere un ricordo. Interessante è la mia bocca in alto a destra che non ha smesso un secondo di masticare.

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Dopo un bel caffè corretto Sambuca siamo pronti per rimetterci in sella.

Ora il nostro prossimo obiettivo è la salita della Presolana, Mattia inizia a blaterare esponendomi tutta una sua teoria strana per evitare un pezzo di salita, vuole fare una deviazione stradale per saltare un pezzo di discesa e risalita, mi parla di paesi con nomi assurdi, Vilminore Vilmaggiore, Lovere Sovere, Galatina Galatone, io so solo che mi ha fatto fare un pezzo tutto vallonato dove solo il capriolo appena mangiato mi faceva compagnia.

Si, perchè il capriolo è stato davvero difficile da digerire, e siamo costretti ad una sosta supplementare a Colere per far andare giù tutto con una bella Coca Cola.

Prima di iniziare la salita ricordo di aver fatto un commento cattivo sulla Presolana, ma subito Mattia mi ha azzittito immediatamente: “sciacquati la bocca, sei dinnanzi alla regina delle Orobie!”. Mamma mia che pesanti questi bergamaschi, sempre di più mi spiego l’odio per la Popolare.

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Ricordo che la salita della Presolana è più corta del Vivione, Mattia mi dice che sono solo 4 km ma tosti, il capriolo mi darà l’energia per affrontarli!

L’immagine che ho dopo una galleria è molto vago, ricordo che le pendenze si sono impennate a doppia cifra, e lo sforzo è stato notevole.

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Ad un certo punto mi sembra perfino di avere una visione, scorgo fra gli alberi un caccia militare che poi fortunatamente scopro vero! Vagamente ricordo qualche nome di aereo, mi sembra un F104, che Mattia dice essere soprannominato “la bara volante”, chissà se sarà vero, solo il mio follower Paolo mi saprà dare una risposta.

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Fortunatamente arriviamo incolumi in cima, e magicamente ci ritorna il sorriso, anche se dalla foto non sembrerebbe, accusiamo ancora il capriolo.

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Basta, ora è tutta discesa, e ci godiamo la lunghissima Valseriana in direzione Bergamo, che la domenica sera è sempre molto trafficata.

Arrivati a Scanzororosciate siamo molto in ritardo sulla tabella di marcia, pensavo di terminare il giro ben 2 ore prima, ma non tocco bici dal 13 agosto sul Bernina, e i troppi pasticciotti mangiati in Salento hanno avuto il sopravvento.

Dico a Mattia che parto subito senza fermarmi, ma non sono riuscito a resistere agli occhi dolci di sua madre, che per l’occasione mi ha preparato con tanto amore dei freschissimi spiedini di frutta, ma soprattutto, altri due Paciotti!

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Molto spesso, durante le nostre notturne estive ci prepara sempre cibo per il nostro ritorno, è di una gentilezza e generosità incredibile, e non posso rifiutare, devo fermarmi per forza!

Ciliegina sulla torta poi, è il regalo di Mattia e Claudia, un bellissimo Flamingo.

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Mattia e Daniele che conoscono la mia passione per il rosa, mi hanno soprannominato “Flamingo”, e questo peluches mi si addicie particolarmente.

Ora il Flamingo è tornato di nuovo a volare!

Traccia Strava a questo link:

https://www.strava.com/activities/1830580699/embed/885dbde5ffa1f0cffccbc062b2377d532708deab

 

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mog ha detto:

    Grande! Sarcastico il giusto come sempre! Grazie per il link 😉

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  2. Paolo ha detto:

    Non potevo esimermi dal commento dove aver letto appassionatamente, come al solito, il racconto, alquanto rocambolesco, che mi vede tirato in ballo.
    Ebbene sì, tale F104 Starfighter, denominato anche spillone, per molti fu “la bara volante”, purtroppo aveva delle piantate motore che non dava nessuno scampo,nonostante le sue capacità di volo con la velocità massima di 2500 km/h… oltre il muro del suono e senza bisogno di pasticciotti🤣

    Piace a 1 persona

    1. Grande Paolo! Sapevo che potevo contare sulla tua grande esperienza! Grazie per aver confermato il modello e le caratteristiche dell’aereo. A presto!

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