Fausto Righetti e “L’ode di una Rando sei100”

“quindi tu vai in bici, fai gare allora?”

“no, non faccio gare, io faccio solo Randonnee”

“Rando che? e cosa sono?”

Ormai questa tipica conversazione l’avrò sentita centinaia di volte, come tantissime altre persone amanti delle Randonnee come me.

Rispondere a questa domanda è davvero complicato, ogni volta che mi viene posta questa domanda, rispondo sempre in una maniera diversa dalla precedente, e vi assicuro che mai ho lasciato soddisfatto il mio interlocutore nella risposta.

Mi piace farmi aiutare da un amico per riuscire a dare una definizione a questa parola.

In in una sera del 18 dicembre 2017 Fausto mi scrive così:

Ciao Matteo, ho visto il tuo video della bella avventura alla Parigi Brest Parigi, Complimenti!  Il mio sogno sarebbe provarla così mi sto facendo una cultura di blog che trattano questo argomento. Un abbraccio! 

Si, perchè da quel dicembre 2017, in soli pochi anni, di strada ne ha fatta tanta.

Abbastanza da riuscire a dare una definizione di Randonnee in una maniera davvero singolare, ovvero attraverso le emozioni che si provano utilizzando un componimento poetico, intitolata da lui “L’ode di una rando sei100”.

Ma facciamo un passo indietro, chi è Fausto?

Fausto, secondo di sei figli, nasce nel ’54 a Negrar, in Valpolicella, terra di grandi vini.

La sua infanzia la trascorre tra la scuola e l’aiuto nella piccola azienda di famiglia. Finita la terza media si ferma e collabora attivamente al fianco del papà per far progredire l’attività, ama la campagna, gli animali ed in particolare le vigne, dove bisogna metterci impegno e passione per ottenere dei buoni risultati.

E’ orgoglioso di quanto fatto e tuttora usa dire di essere nato con “la zappa in mano”.

Prima del periodo militare 74/75, passato a Bolzano in artiglieria da montagna ha una crisi, chiamiamola esistenziale e decide di tornare a scuola. Frequenta il corso triennale e diventa Tecnico di radiologia.

Finita la naja inizia la sua collaborazione presso l’ospedale “Sacro Cuore” di Negrar, dove ancora adesso è in servizio, un lavoro che svolge con entusiasmo da 46 anni. Ha persino prorogato il pensionamento (possibile nel 2017) pur di continuare. Senza poi dimenticare la sua bella esperienza in Brasile (Marituba) nel 2010 e 2011, due mesi nell’ospedale gestito dall’opera San Giovanni Calabria, la stessa del Sacro Cuore di Negrar. Un’esperienza che gli ha trasmesso tanta soddisfazione, a contatto con una realtà molto povera!

“Mi piace il rapporto con le persone, poi se anche minimamente riesco a dare una mano a gente sofferente, mi dona soddisfazione”!

Nel luglio del 76 si sposa con Doriana, padovana che si ambienta bene in Valpolicella.
Da questa unione nascono Michela 77 (anch’essa tecnico di radiologia) e Nicola 82.
Da loro verranno nei recenti anni tre vispi maschietti.

Fausto è sempre stato attratto dallo sport, fino ai 30 anni ha calcato i campi di calcio, ruolo “stopper” dove necessita grinta e concentrazione per non soccombere contro i centravanti avversari.

Passato il periodo dedicato al calcio si immerge nel tennis dove giocando un tennis poco stilistico, da classico  “pallettaro” riesce ad ottenere buoni risultati in ambito locale. Gli incontri con Fausto erano sempre delle maratone perchè lui non mollava, l’avversario si infastidiva e cercando angoli difficili finiva con lo sbagliare.

Nel 1989 inizia un’attività, quasi per scherzo, con Tele Valpolicella una piccola emittente locale, ideando e conducendo una trasmissione sul calcio dilettantistico della zona. “Il Calcio è …..di rigore !” il titolo, diventa un successo, come pure la bella idea di proporre in TV (costruendo testi e battute) un trio dalla comicità dialettale Giacheta, Buseta e Boton i quali su argomenti imperniati sulla vita quotidiana del posto intrattenevano per oltre un’ora alla settimana, un pubblico che ancora adesso vorrebbe rivederli.

Si accorgono di Lui e viene invitato a collaborare con la più potente TeleArena sempre con l’obiettivo puntato sul calcio dilettante provinciale.Obiettivo Dilettanti (martedì) e Tuttodilettanti (domenica sera).

Questa attività lo porta ad essere, per il successo della trasmissione gli è stato conferito nel 2002 il “Premio Stampa Sportiva  del Veneto, la nota della F.I.G.C. recita: “per la meritoria opera divulgativa del calcio dilettanti “, molto seguito ed i suoi programmi tra i punti fissi dell’emittente.

Nel frattempo diventa Giornalista e collabora con la testata giornalistica “L’Arena” giornale di Verona, occupandosi sempre di calcio.

Tra i vari impegni annovera anche quello di attività nel campo assicurativo, inizia nel 1986 come collaboratore per arrivare poi nel 2006 assieme al figlio Nicola ad avere un mandato di agenzia generale. Tuttora Assicurazioni Righetti è ben  presente in Valpolicella, ormai totalmente nelle mani del figlio.

Dal 2008 cessa la collaborazione giornalistica anche a causa di interferenze sempre più serrate, così una trasmissione tanto seguita, apprezzata e piena di pubblicità nel giro di pochi anni viene soppressa per mancanza di gradimento del  pubblico.

Ecco allora presentarsi davanti ai suoi occhi colui che in Valpolicella ed in Italia ha incarnato il mito del randagismo: Giorgio Murari alias MUSSEU.

Ma sentiamo Fausto:

Ho iniziato con una vecchia bici, vendutami da Giorgio, una Olympia, cosa incredibile e scoperta solo quest’anno per caso, con questa bici nel 1998 ha partecipato alla Parigi Roubaix, meravigliosa anche perchè è ancora efficiente ed ogni tanto la uso. Nei primi anni facevo i classici giretti di 40 / 50 km poi un giorno nel 2016 Musseu mi ha coinvolto nella sua VRV (Verona Resia Verona) un 600 km di rara bellezza, dove ho avuto modo di respirare un’aria nuova, fatta di amicizia e reciproco aiuto.

Ho scoperto un mondo davvero meraviglioso per le persone e per gli aspetti paesaggistici incontrati nelle Randonnée. Un’esperienza incredibile, pedalare dall’alba al tramonto compresa la notte, troppo bello per non restare contagiati. Così negli anni a seguire ho partecipato a diverse Rando, con  delle chicche importanti come la Sicilia No Stop (1000 km) il poker di rando in terra sarda per un totale di 1.500 km in 6 giorni  per approdare alla regina delle randonnée la storica PBP  Parigi Brest Parigi 1.220 km portata a termini in poco più di 86 ore. Altra perla del suo palmares sono i 6 giri consecutivi del Lago di Garda, a settembre 2020, per un totale di 850 km in solitaria, per festeggiare i suoi 66 anni. In questi anni (pochi) ho potuto girare molte località d’Italia, fare sempre nuove amicizie, quasi tutte ancora salde e sincere.Pedalando succede spesso di fantasticare tra sè, così nascono tante idee. Una di esse, è stata di scrivere “L’Ode di una Rando sei100” ovvero un componimento che raccogliesse le tante emozioni ed esperienze ciclistiche. Una rando 600 sappiamo dura oltre 30 ore, ossia più di un giorno, si deve pedalare di notte, può capitare ci sia pioggia o altro. Questo lavoro  mi ha impegnato (non di continuo) per due anni, è stato un piacevole modo per non disperdere quel bagaglio di cose vissute e respirate. Diverse volte mi è capitato di pensare delle strofe incredibili, poi non trascrivendole puntualmente le dimenticavo o non le ricordavo nella stessa maniera. Ho impiegato tanto perché avevo deciso di non doverla finire buttandola giù senza una opportuna riflessione, per cui la lasciavo “decantare” per poi riprenderla e sistemarla, inoltre ho cercato di non ripetere mai la stessa rima (almeno nel suono) come pure l’uso del “che”. Al tempo, quando scrivevo per il giornale, un anziano capo redattore mi disse “Fausto, cerca di usare il meno possibile la congiunzione “che” vedrai ne uscirà un discorso più fluido e chi legge senza accorgersene scoprirà di aver capito meglio”. Quindi per onorare  il mio “maestro” (scomparso) ho scelto questa strada, spero ne sia contento e magari orgoglioso !!! 

E’ proprio vero che l’acronimo a lui tanto caro P. V. C. (Pazienza Volontà e Coraggio), le basi per superare i vari ostacoli non solo nello sport, lo ha accompagnato sempre durante tutte le sue avventure. E prima di far leggere questa “Ode”, mi piace presentare Fausto anche con una foto, forse la più emozionate.

Parigi, era la mattina del 22 agosto 2019, e mentre me ne stavo tornando a casa, con i vestiti da bicicletta ancora sporchi e arrotolati nella mantellina come un clochard, lo vedo arrivare assieme al caro amico Lorenzo al castello di Rambouillet.

Un sogno era realizzato, la tanto ambita Parigi Brest Parigi era conquistata, ed io sono stato il primo a fare i complimenti a questa coppia eccezionale.

Signore e signori, vi presento “L’ode di una rando sei100”

Se dico ” Ho fatto una randonnèe!”
Mi sento chiedere “Eccheccos’èe?
Non sappiamo di cosa stai parlando!”
Eh sì, pochi conoscono le rando!

Il loro motto è: “Né forte, né piano
ma sempre tanto, tanto lontano”;
slogan perfetto e fatto su misura
per chi pedala verso un’avventura.

Ore e ore in sella “all’amata” bici,
tra natura e una schiera di amici.
Amici veri, seppur con altra divisa
ma sempre di gran sudore intrisa.

Son ciclisti particolari, i “randagi”
un tantino fuori però mai malvagi.
Amano lo sport, sincero e genuino,
con gli anni migliorano, come il vino!

I mezzi son pesanti, colmi di borse…
davvero strane, direte, queste corse,
ma vi prego, non chiamatele così,
sono rando e durano più di un dì.

Scegli la distanza e sfidi te stesso
seguendo un tragitto ben impresso.
Giri il mondo, guardi nuovi orizzonti,
vedi mari, laghi e i maestosi monti.

Al via non c’è ressa, neppure griglia,
si va d’accordo, nessun parapiglia.
Si parte di buon’ora ed è già festa,
c’è allegria, niente grilli per la testa.

Tutti euforici, burloni e spensierati,
fioccano le battute con modi colorati.
L’aria frizzante affascina e ti sprona
sei speranzoso: sarà giornata buona!

Tante le donne: belle ed irriducibili,
ti passano con allunghi incredibili.
Tra te pensi: “Molleranno più avanti,
son fragili e poi… troppo  eleganti!”

Invece, eccole lì:  sorridenti e sicure,
non avvertono fatica sulle rampe dure.
Senza un lamento con invidiabile piglio,
pedalano caparbie e non batton ciglio.

Agili zampettano, danzando sui pedali,
salgono con stile, come avessero le ali.
Mettono in mostra le sinuose movenze,
rendendo piacevoli le severe pendenze!

Nelle divise attillate, fin troppo snelle,
le donne in sella . . . quanto son belle!
Sbalorditi, restan spalancate le bocche,
non ci riesce di dir: “Siete gran gnocche”
!

Certe rando son lunghe e leggendarie,
spesso su ciclabili o strade secondarie.
A volte non riesci a tenere il passo
e puoi solo sognarlo … il sorpasso!

Si narrano storie di crisi e sofferenza,
le superi ma serve grinta e pazienza.
Così arranchi, sbuffi e pure preghi,
“MAI MOLAR”(pensi) e non ti pieghi.

Fai fatica a stare con quel gruppo:
“menano” di brutto, per te è troppo!
Ma da dietro arriva sempre qualcuno,
Ti incoraggia : “dai sei il numero uno!”

D’incanto la pedalata riprende vigore,
passano i chilometri e così pure le ore.
Arriva giusto il controllo con ristoro:
di nuovo riuniti, son qui anche loro!

Rapido il timbro, coca e panino al volo,
una pisciatina e via, sennò resto solo.
Mentre pedali ti frullano tanti pensieri,
ti scopri entusiasta e più forte di ieri.

Riaffiorano ricordi custoditi in memoria
e ti addormentavi ascoltando una storia.
Spensierato giocavi in strada e sognavi
o quando di una “bella” ti innamoravi.

Intanto ti coglie un romantico tramonto,
pensi a chi ti è caro e tieni in gran conto.
Arrivano le “ombre lunghe” della sera,
annunciano la notte e la sua atmosfera.

L’imbrunire porta stanchezza e fame,
a noi, ciclisti veri, basta pane e salame.
Siamo fortunati, hanno pronta la pasta
con pomodoro e formaggio quanto basta.

Non deve mancare una “bionda” Peroni,
vada per il caffè, ma niente pelandroni.
C’è da ripartire, viaaa. . . saltare in sella.
Luci accese, giubbino e obbligo di bretella.

La pancia è piena, sei caricato a mille,
vai spedito ed i muscoli fan scintille.
Così l’entusiasmo non manca mai,
doveroso un pensiero a non aver guai.

Allora ricordando le buone maniere
cerchi conforto recitando preghiere.
Inutile negarlo, il pericolo è in agguato
una buca, un cane o qualche disgraziato.

La notte in bici è magica e spettacolare…
avvolti nel buio col fruscio del pedalare.
Ed è vero, la notte porta consiglio
insieme sempre a qualche sbadiglio!

Qualcuno al sonno deve arrendersi
ed una panca è ideale per stendersi.
Basta la pausa di una mezz’oretta
una rinfrescata e…  via di fretta!

Passi in centri dove impazza la movida
calici colmi, chiacchiericcio e grida.
Son giovani con poca voglia di nanna
tirano tardi sorretti pure da una canna!

Di notte, pian piano, il traffico si dirada,
finalmente è tutta nostra la strada…
Il faretto t’illumina una striscia d’asfalto,
attento però c’è una curva o un salto.

Avanzi in un mondo, avaro di colori
ascolti i silenzi, percepisci gli odori !
 L’olfatto ne è certo e si mormoreggia:
“Chi sarà stato a molar sta scoreggia?”

Il cielo è stellato, ti esce una canzone,
ti senti bene e ruggisci come un leone.
Rammenti le conquiste, ti danno forza,
ti carichi, sopporti e fai dura la scorza.

Pensi ai cari nipoti, avvolti nel sonno,
un giorno diranno: “che matto il nonno!”
L’emozione ti prende, resti senza parola,
un frangente intimo, da nodo in gola!

Ma reagisci gonfiando forte il torace
“devo farcela, per Voi ne sarò capace
Le tenebre ci lasciano molto lentamente.
Il canto di un gallo e l’alba è imminente!

Tra alberi e rovi cinguettano gli uccelli
un gran concerto, con merli e fringuelli.
Di bei momenti la natura ci circonda,
un’orchestra perfetta sempre in onda.

Non è ancora giorno ma già brami
un bar aperto con le cose che ami.
Alla spicciolata arrivano un po’ tutti:
barbe lunghe, facce stanche. . .  brutti!

La notte passata ha lasciato il segno,
siamo tanto fieri del nostro impegno.
La buona colazione ed una sciacquatina
mette gioia e ti ricarica di adrenalina.

Col nuovo dì, conti i chilometri mancanti:
Il Garmin dice 200, dai, non sono tanti!
Così incoraggiato, salti sul “cavàl de féro”
un’altra tappa e poi sarà traguardo vero.

Di solito l’alba dona paesaggi fiabeschi,
se sei assonnato, ti svegli e ti rinfreschi.
Ti distrai ammirando posti di rara bellezza,
ti inebri al cospetto di cotanta grandezza.

Ohè, devi pedalare: quelli scappano via!
Ma dai, si fermeranno per… una fotografia.
Dal gruppo s’alza il vocione di Pino,
è il Capitano, Lui urla seppur vicino.

Rammento la Sicilia, in quel di Milazzo,
mi sbraitava il suo “stai a destra .azzo” !
Dopo una salita c’è sempre una discesa,
allora testa bassa e stretta forte la presa.

Disegni le curve passando sul precipizio,
vai veloce, serve occhio e tanto giudizio.
Amici e familiari ti inviano messaggi:
“Come stai?” “Sei forte!” e ti incoraggi.

Appena puoi rispondi veloce e sicuro
“Tutto bene, stanco sì, ma tengo duro”!
D’un tratto uno grida “Siamo fuori traccia”…
Ci si ferma guardandolo fisso in faccia.

Arrivano altri, si forma un capannello
GPS e cartine, si cerca un cartello.
Alla fine si risolve  con una sana risata
si allunga un po’, ma la strada è ritrovata.

Capita silente un noioso imprevisto,
una foratura, colpa di un chiodo non visto.
Però trovi sempre chi ti da  aiuto
e superi l’intoppo in qualche minuto.

Spesso l’occasione diventa propizia
per far nascere un’ulteriore amicizia.
Allora non capisci, sarà stato un caso?
No, è il destino e ne rimani persuaso !

Ecco il sopra-sella “brucia” e s’infiamma
allora urge la crema usata dalla mamma.
Sei con amici fidati e scatta una proposta:
“C’è una fontana, fermiamoci per una sosta.”

Il traguardo è vicino, cominci ad assaporarlo…
ti senti elettrico e non vedi l’ora di passarlo.
In lontananza però noti lampi minacciosi,
speri non si avvicinino, son pericolosi.

Come sempre ai lampi, seguono i tuoni;
poi la pioggia, così tutti sotto i balconi!
Via il temporale, si riprende in ammollo,
la strada è allagata,  ma dici “Non mollo”.

Meno male ho con me da cambiarmi
inzuppato sì, ma non intendo fermarmi
sotto la pioggia spesso diventa piacevole
fradicio sì, però con un fascino incantevole

Una “bagnata” va bene, ormai c’è l’ arrivo,
l’ebbrezza ti fa gioire per essere ancora vivo.
Ringrazi il Signore: “E’ andato tutto liscio!”
ma ripensi a quell’auto passata di striscio…

L’ha fatto di proposito, con cattiveria,
“Che balle sti ciclisti, porca miseria!”
La rando è una corsa molto speciale,
tutti vincono e nessuno ci resta male.

Anche l’ultimo non sarà avvilito o triste,
di certo, la metterà tra le sue conquiste!
Non c’è nervosismo nè chi si vanta
eppure per tutti la fatica  è stata tanta.

Nel mio piccolo ho gioito varie volte,
importanti sono le “vittorie” da me colte.
Ho girato l’Italia, con Sicilia e Sardegna.
Ho scalato Stelvio, Gavia ed il Carpegna.

Ho pedalato, soffrendo sotto il sole arido,
mi son pure gelato in  inverni da brivido.
Ho trovato pioggia, neve e forte vento
però ogni volta son tornato contento.

Ho conosciuto gente straordinaria,
MAI ci si arrende seppur in solitaria.
Ho imparato tanto e ne sono fiero,
vorrei trasmettere questo pensiero.

Una rando ti tempra, ti fa star bene:
una medicina, toglie i dolori e le pene
I tanti chilometri pesano senza dar noia,
all’arrivo tutto passa ed è solo gioia.

Essenziale è non mancar di coraggio,
con fatica completi sempre il viaggio
L’emozione, forte, s’alza sul traguardo,
gli occhi lucidi,  annebbiano lo sguardo.

E sebbene nessuno ti abbia costretto,
hai conquistato l’agognato brevetto.
I randagi li considero ottimi compari,
intelligenti, umili sempre molto solari

In corsa cantano, mai una bestemmia,
mi ricordano il tempo della vendemmia!
Ti ascoltano, ti parlano così ti confessi,
grande e piccolo vicini, senza complessi.

Finito il giro non smetti di raccontarti
ti fermi volentieri per un pasta-party;
e solo davanti ad una fumante lasagna
la bocca (piena) tace e avida magna.

E’ bello questo clima familiare e festoso
dove il sorriso è sincero e contagioso.
Ci si abbraccia e congratula a vicenda
consci di stare in una sorta di leggenda.

L’andare in bici non per tutti è adatto:
devi sgobbare per essere soddisfatto.
A calcio, pallavolo, rugby … ci giochi,
il ciclismo no, è uno sport per pochi.

E’ una passione con cui coroni un sogno,
un’impresa bella, di cui sentivi il bisogno;
non sono prove per un effimero successo,
ma voglia di scoprire il limite di te stesso.

E’ vero a volte dici: “Basta, mai più!”
passati due giorni ti scordi e risalti su,
torni in sella e programmi un altro giro,
te ne freghi se diranno: “Sei un fachiro”.

“Ma perchè è così bello pedalare?” Ti chiedi,
la risposta è nei visi soddisfatti che vedi !
L’anagrafe però è severa ed impietosa;
spero mi lasci a lungo con la “morosa”.

Intanto il programma futuro è già deciso:
metro dopo metro si guarda al paradiso!
Fatta la “PBP”  superando ogni disagio,
so di essere diventato “un vero randagio” !!!

Conclusione:

UNA RANDO NON SI VINCE: SI FA!!
SI VIVE, SI GUSTA E NON  DELUDERÀ’  !!

e se per caso non ti sarai divertito
Beh,Ti dico… proprio non hai capito!    

Fausto Righetti 2020

1 Comment

  1. bellissimo racconto….e ho detto tutto…siete due giornalisti..mi spiace di essere poco presente nelle vostre stupende giornate in bici …ma malgrado cio’adoro sentire le vostre storie…dal coach un grosso saluto Matteo…e continua a raccontare quello che tanti …come me non hanno mai provato .un saluto speciale alla tua splendida familia ed al mitttticccco Faustone valpolicella

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